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Liberato

Intostreet è il sequel di Tu t’e scrudat’ ‘e me, dove ritroviamo gli stessi personaggi un anno dopo. La coppia che si formava in quel video, oggi non esiste i più, ma i due ancora si cercano tra un messaggio vocale e l’altro. Francesco Lettieri gioca ancora con le false aspettative, illudendo lo spettatore circa il prossimo passo della trama – un po’ come in Orgasmo, clip girata per Calcutta -, con un ultimo twist plot davvero convincente.

Al di là del divertente gioco di referenze interne (la storia raccontata si conclude il 9 maggio), la parte narrativa è inframezzata come sempre dalle apparizioni del misterioso Liberato, la cui identità continua a rimanere celata. E come sempre anche Napoli e il suo paesaggio sono esaltati, soprattutto con scorci inediti o comunque meno stereotipati, senza però negarsi qualche splendida inquadratura da cartolina.

Francesco Lettieri prosegue la sua esplorazione di Napoli, facendo emergere un nuovo complesso quadro lontano dagli stereotipi. Dopo la comunità caraibica di Gaiola Portafortuna, il progetto Liberato – sempre avvolto nel mistero – diventa il pretesto, o meglio il modo, per aprire uno squarcio sulla comunità LGBTQ.

Il video si apre con una parte documentaria, ovvero il racconto in prima persona di una transessuale. Successivamente un inserto narrativo: quasi come fosse un flashback, due ragazzi camminano in montagna e scoprono la propria omosessualità. Infine, il video si lancia liberamente fra corse in scooter e serate in discoteca.

Che anno è stato per il videoclip italiano? Complessivamente positivo, magari non tale da farci parlare di risorgimento, ma sono arrivate importanti conferme da un manipolo di videomaker che, siamo convinti, daranno ancora molti frutti in futuro. Fuori dall’indie – inteso qui come un calderone generico che contiene tutta la musica italiana extrasanremese, extratalent, extraligabuevascorossi (eh sì, siamo ancora lì…) – la situazione rimane però drammatica. Facciamo nostre le parole di Francesco Lettieri:

I video mainstream italiani sono di un livello bassissimo, girati completamente a cazzo di cane (passatemi la volgarità), senza un minimo di gusto e competenza. Mi chiedo come sia possibile e l’unica risposta è che è proprio quello che si meritano. Il pop italiano è indecente (da Mucchio Selvaggio, settembre 2017, p.48)

La classifica che segue, al di là delle gerarchie che, come è ovvio, lasciano il tempo che trovano, restituisce una fotografia abbastanza precisa dello stato del videoclip italiano. La qualità media di questa lista, ammettiamolo, non è alta: la maggior parte dei video sono discreti, ma poco altro. I video di valore sono infatti le eccezioni che confermano la regola di un settore asfittico, che paga e pagherà ancora a lungo non tanto le ristrettezze economiche, ma soprattutto la pressoché totale assenza di una cultura videomusicale.

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Terzo capitolo della collaborazione tra Francesco Lettieri e il misterioso Liberato, che in questo video (forse) appare per la prima volta, seppur solo di spalle. Anche per Gaiola Portafortuna Lettieri propone una narrazione a sfondo sentimentale, ma cambiando completamente il contesto, aprendo uno squarcio sulla comunità di immigrati di Castelvolturno.

Un video fresco ed estivo, che sembra arrivare un po’ fuori tempo massimo, a soli due giorni dall’inizio dell’autunno (ma oggi è San Gennaro e quindi va bene così). Bella e significativa l’immagine finale: Liberato di fronte a due scogli uniti da un ponte, metafora di una musica che unisce influenze diverse.

 

 

Ma quanti video gira Francesco Lettieri? E sempre con qualità; figuriamoci poi quando se ne esce con un videoclip narrativo solidissimo come questo, robe che in Italia non si vedono MAI. Tu t’e scurdat’ ‘e me appare inoltre come un lavoro sentitissimo e personale, realizzato per il misterioso concittadino Liberato, del quale aveva già diretto il promo di esordio 9 Maggio.

Lettieri prosegue qui la sua esplorazione di Napoli, soffermandosi prima nella rappresentazione della mascolinità adolescente partenopea – la primissima parte potrebbe essere quasi un video dei The Blaze – e descrivendo poi un primo amore con penellate rohmeriane, confermando una versatilità stilistica notevole.

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