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Lado Kvataniya

Lado Kvataniya (31) – Fonte: kvataniya.com

Lado Kvataniya è un giovane e promettente regista russo. Nato a Mosca nel 1987, lavora con Hype, casa di produzione con sede nella capitale. Si è diplomato al GITIS, una delle più prestigiose scuole di arti teatrali del mondo e ha mosso i primi passi prorpio come studente di teatro, per muoversi verso la regia a 23 anni. «Ho cominciato facendo qualche primo test, facendo riprese soprattutto per me stesso», ci ha riferito, «al tempo stesso scrivevo storie e [solo] più tardi ho cominciato a scrivere sceneggiature».

Dopo il diploma, Kvataniya ha frequentato corsi di sceneggiatura tenuti da John Turby e da Paul Brown. Per lui, i videoclip sono «più come un allenamento, quello che davvero voglio fare è dirigere dei film». Probabilmente per questo motivo nei suoi lavori la narrazione è fondamentale. E la sua maestria nel racconto, ci ha lasciato sbalorditi più di una volta. Sul nostro sito, infatti, abbiamo ospitato tutti i suoi ultimi lavori, a partire da Fata Morgana, di ambientazione post-apocalittica, un mini film catastrofico con tanto di mostro finale.

Negli ultimi mesi, Kvataniya ha diretto anche Orpheus altro lavoro distopico, in odore di Blade Runner -, il bianco e nero tesissimo di Judas e infine 387, pubblicato poche settimane fa. Tutti questi lavori variano dal videoclip-trailer a veri e propri corti, che quasi ribaltano la relazione con la musica trasformando i brani in colonna sonora. Fortemente colpiti dalla qualità dei suoi video, abbiamo deciso di contattarlo via e-mail per un’intervista.

Piccolo disclaimer: lo scambio telematico è durato diversi mesi, con alcune interruzioni dovute agli impegni lavorativi del regista – di qui il proseguire un po’ ondivago della conversazione. Ci sono stati inoltre alcune difficoltà sul piano della traduzione e comprensione reciproca, dato che entrambi – intervistatore e intervistato – con l’inglese facciamo un po’ quel che si può. Ciononostante ne è uscita una chiacchierata interessante, che apre uno squarcio sul modus operandi di uno dei registi più interessanti del panorama internazionale.

Cosa ti ha portato a fare il regista?

Mi piace creare realtà alternative a partire dal mondo reale. Il cinema è come un viaggio. Tutti amano viaggiare.

Ci puoi raccontare come hai cominciato a fare videoclip?

Come accade di solito, ci sono degli amici che hanno bisogno di un videoclip. Ed è venuto fuori che io ho cominciato a girarli. Poi altre offerte sono cominciate ad arrivare, ma sono molto selettivo,

Pensi che i videoclip siano un buon allenamento anche per la sceneggiatura?

Creare una piccola storia che dev’essere raccontata in un tempo limitato è un buon esercizio. È come fare ginnastica, ma per il tuo cervello. La maggior parte delle volte sviluppo le storie dei miei videoclip così dettagliatamente che potrei sicuramente trarci la sceneggiatura per un film. So come funziona quel mondo, che io stesso ho inventato, e come i personaggi possono abitarlo.

Risulta lampante che il tuo obiettivo sia quello di dirigere film. Sia Fata Morgana che Orpheus sono infatti dei piccoli film, quasi dei trailer. Come gli hai scritta nella pratica? Come un trailer o come dei film? C’è una parte del materiale che hai scritto per questi due video che noi non abbiamo visto sullo schermo? O delle scene che hai dovuto tagliare in sede di montaggio o per delle restrizioni imposte dalle etichette discografiche?

Li ho scritti come dei piccoli film, usando anche tutte le conoscenze di teatro che ho acquisito. Ovviamente, imparo costantemente nuove cose e a volte ho la sensazione di non sapere nulla. Ogni nuovo lavoro è una sfida che cerco di superare. In pratica, tutto ciò che è scritto su carta finisce nel video, solo l’ordine delle scene può cambiare.

Quello che davvero mi colpisce dei tuoi lavori è la direzione di arte. È semplicemente incredibile, e sembra molto più elaborata che in film con grandi budget. Qual è il tuo metodo di lavoro con l’art director?

Mi piace davvero creare mondi. Mi piace immergere il pubblico nella storia, anche se questa è tetra. Dopo aver scritto la sceneggiatura, mi siedo e comincio a disegnare – lo faccio piuttosto male, ma è il modo attraverso il quale capisco cosa voglio fare e vedere. È sempre molto importante per me capire la logica del mondo [che sto creando], dopodiché tutto diventa più semplice.

Fata Morgana ha una sorta di look grezzo, dovuto soprattutto al 16mm. Mentre Orpheus ha una qualità dell’immagine molto più glamour, che ricorda parecchio il recente remake di Blade Runner. Come mai hai deciso di adottare uno stile più “pulito” in questo secondo lavoro?

Ogni storia ha bisogno della sua presentazione. Non c’è una soluzione universale che vada bene per qualsiasi cosa. Pertanto, per ogni diversa storia, io scelgo la forma che meglio aiuta lo spettatore ad immergersi nel mondo e nelle azioni dei personaggi. Questo è molto importante perché da questo dipende se le persone crederanno o meno a ciò che accade sullo schermo.

Quanto costa girare un vidoe come Orpheus?

Il budget era in realtà piuttosto ridotto. Semplicemente lavoro con il miglior team in Russia! Per la mia troupe i limiti di budget non sono una scusa per lamentarsi, ma fanno parte della sfida che devono affrontare, cercando la migliore soluzione. Con tanti soldi a disposizione chiunque può girare, ma senza di essi in pochi ci riescono.

Non è difficile crederti, visti i risultati (abbiamo condiviso sul nostro sito anche un lavoro diretto da Oleg Trofim per Sirotkin, da non perdere). Può dirci qualcosa in più su Hype Production?

Si tratta di una grossa casa di produzione russa. Per me sono fra le migliori. Girano pubblicità, videoclip e grandi film internazionali. Quest’anno erano al Festival di Cannes con Summer, l’ultimo di film di Kirill Serebrennikov, nel concorso principale. Sono davvero contento di far parte di questo team.

Sia Fata Morgana che Orpheus hanno a che fare con il sacrificio. Sembra essere un tema piuttosto importante per te. Puoi dirci qualcosa a riguardo?

Questo tema l’ho preso da Gesù Cristo! È uno dei grandi temi fondamentali e riguarda i personaggi più importanti della storia dell’umanità.

In un video più recente, Judas, mostri l’artista mentre sintetizza una nuova strana droga attraverso le videocassette che registra. Musica-droga-trip: non è un novità vedere questo genere di collegamenti nei videoclip, ma da dove ti è venuta l’idea per questo promo? Quali sono stati i tuoi riferimenti principali?

È stata un’idea mia. Scelgo dei concetti semplici, ad esempio l’artista o la sua musica come una droga. Quando lui nasconde la “droga”, in realtà sta nascondendo delle idee per i fans. Non mi piace lavorare attraverso riferimenti, perché sono come delle trappole. Mi disturbano, limitano la mia immaginazione!

Hai detto che non ti piace lavorare attraverso i riferimenti, ma il tuo ultimo lavoro – 387 – è girato come un film noir della Hollywood classica: una scelta precisa e circostanziata. Come hai discusso questa idea con il tuo direttore della fotografia?

Ho mostrato alcune immagini al mio dop Andrey Krauzov e abbiamo parlato motlissimo di film noir. Le luci, i movimenti di camera, le ottiche ecc.

Com’è stato lavorare con un artista così carismatico come Dolphin? Ti ha dato carta bianca o ha partecipato nella creazione del video?

Andrey (Dolphin) mi ha dato completa libertà e per questo devo ringraziarlo, quand’è così è un colpo di fortuna!

In generale, come lavori su un singolo progetto? Anche se sei concentrato sulla narrazione, la musica rimane la parte principale del tuo lavoro, con un ruolo molto importante dato alla performance/playback. Attingi ad un tuo “archivio” di idee oppure ogni volta cominci da zero?

“C’è qualcosa di più importante della logica: l’immaginazione”, diceva Alfred Hitchcock. Prima di tutto ascolto la musica e provo a immaginare. Dopodiché provo a comprendere che cosa volesse dire l’artista, scopro il suo “contesto” e provo a creare un concept semplice, racchiuso in una frase. Se mi piace, comincio a scrivere la sceneggiatura.

Quali sono i tuoi punti di rifermento principali? Mi hai detto che guardi molti film: ci sono alcuni generi o registi che preferisci o guardi un po’ di tutto?

Passo tutto il tempo a guardare film. I miei registi preferiti sono Fellini, German, Hitchcock, Carpenter, Tarkovskiy, Bong Joon-Ho e Park Chan-Wook. Questi non ti insegnano a creare il tuo mondo o come girare un film, ma ti danno un senso estetico.

Per concludere: cosa dobbiamo aspettarci da te nel prossimo futuro?

Voglio girare un film e ci sto lavorando su!

Uno dei nostri registri preferiti, il russo Lado Kvataniya, ci delizia con un altro videoclip dai toni distopici. 387 è girato come un noir della Hollywood classica – ma non senza qualche tocco tarkovskijano -, però mette in scena una strana storia di tortura e persecuzione che si apre con una citazione da Fahrenheit 451:

A misura che le scuole mettevano in circolazione un numero crescente di corridori, saltatori, calderai, malversatori, truffatori, aviatori e nuotatori, invece di professori, critici dotti e artisti, naturalmente il termine “intellettuale” divenne la parolaccia che merita di diventare

Il bianco e nero, le architetture e l’art direction convogliono un’atmosfera opprimente, accentuata dal mistero che avvolge l’azione. Vediamo infatti alcune persone venire torturate, ma non sappiamo perché, mentre alcuni sadisti gli osservano attraverso delle lenti speciali e altri si riuniscono per decidere le sorti di un ultimo personaggio, condannato a morte.

Nel finale, l’unico squarcio di speranza, quando il corpo del defunto, sepolto sotto un campo di grano, emana una forte luce che attrae un ragazzo in bicicletta. Il messaggio dell’uomo giustiziato – ovvero le lyrics del brano di Dolphin – viene così tramandato.

Ancora Lado Kvataniya dalla Russia con terrore. Judas è un video girato in 16mm per il rapper Husky. Meno elaborato l’aspetto narrativo rispetto ai lavori precedenti del regista russo, concentrato sul rapporto tra brano e montaggio, impreziosito anche dall’uso di fotografie in bianco e nero.

La trama a grandi linee: l’artista si riprende in video, trita i nastri magnetici e ne spaccia la polvere nei palazzoni ex-sovietici e degradati. A volte il risultato è un pugno in faccia, altre volte invece è un antidolorifico oppure l’unico modo per trovare un momento di pace. Insomma, la musica è come una droga, ti fa viaggiare e il videoclip non deve essere da meno.

Oltre a chi spaccia e chi consuma, c’è anche chi reprime: alcune forze di sicurezza non ben identificate fanno infatti irruzione nei condomini e catturano quattro ragazzi. Questa parte è meno intellegibile: non è ben chiaro se questi ultimi vengano puniti per il consumo di droga o per il pestaggio di cui sono protagonisti nella sezione centrale del video.

Bellissimi i titoli di coda.

Ritorno col botto per il regista russo Lado Kvataniya. L’anno scorso avevamo segnalato il suo Fata Morgana come uno dei migliori video dell’anno (secondo nella nostra Top 20), e non meno visionario risulta Orpheus, realizzato per il brano di Tim Aminov e Cédric Gasaïda. Del resto, Kvataniya predilige il video-trailer, genere in cui il videoclip diventa un pretesto per inventare un piccolo film, messo in piedi e montato ad una rapidità tale per cui ricorda le pubblicità dei film, invitando lo spettatore a riempire le varie ellissi, incastrando i diversi frammenti come pezzi di un puzzle.

Prendete i popcorn che comincia il film

La sua bravura sta nella cura dell’art direction, sempre di impressionante fattura, capace di stimolare la fantasia dello spettatore e allo stesso tempo di colmare gli inevitabili vuoti narrativi. È proprio il design a dare corpo, e che corpo!, alla visionarietà del regista, a dare consistenza ai mondi creati dalla sua fantasia. Una consistenza cui contirbuiscono ovviamente anche i riferimenti culturali, in particolare la fantascienza anni Ottanta, cui questo Orpheus sta come il recente remake di Blade Runner firmato da Denis Villeneuve.

Per ogni eroe c’è anche un villain di tutto rispetto

Orpheus è decisamente più complesso e articolato nel racconto rispetto a Fata Morgana, nonché più pulito, o potremmo dire pubblicitario, nello stile. Un peccato, forse, visto che quella specie di 16mm sporco, da B-Movie, ci aveva fatto impazzire. Ma se si vuole cercare un punto debole, questo sta forse nell’amalgama col brano, invero non troppo adatto al genere cinematografico prediletto dal regista. Per questo motivo, non si raggiungono le vette del promo precedente, dove era brillantemente avvalorato anche il duetto rap, ma Orpheus conferma comunque Kvataniya fra i registi più interessanti del panorama internazionale.

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