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Hurray for the Riff Raff

Sono passati decenni dalla nascita e dalla diffusione del videoclip, ma l’intensa produzione dell’anno in dirittura d’arrivo (sempre più eclettica e variegata) è l’ennesima dimostrazione di come questo tipo di comunicazione, che unisce immagini e musica, sia ancora il mezzo più potente e diretto a disposizione di un artista per presentare agli ascoltatori la propria proposta creativa.

Un particolare che ho notato nelle classifiche delle testate internazionali è una certa autoreferenzialità tipica dei paesi anglofoni (in particolare nelle testate statunitensi): anche se è ovviamente impossibile escludere dalla top ten lavori del calibro di This Is America, mi sembra esagerato citare prodotti tecnicamente ineccepibili ma fini a sé stessi come la notte al museo dei coniugi Carter, o peggio ancora Ariana Grande che fa il verso a Mean Girls, ma tant’è.

Buona visione!

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Cominciamo a pubblicare le classifiche di quest’anno a partire da questa Top 20 dedicata ai video esteri a cura del fondatore di Videoclip Italia, Alessio Rosa.

Quella che segue è una classifica spudoratamente soggettiva. L’unica cosa che mi sono davvero sforzato di fare è stata di mettere quanti più generi di video possibili. Questo in termini puramente estetici: mancano infatti i video ultrapop centrati sulla figura della star di turno. In questo senso, una cosa ibrida tipo i video di Nicolas Mendez per Rosalia poteva anche starci, ma tant’è.

PS: Nei commenti ai video ho aggiunto diversi riferimenti ad altri video ugualmente meritevoli delle prime venti posizioni. Del resto anche quest’annata è andata piuttosto bene, con diversi piccoli miracoli. Dispiace davvero per chi si ostina snobbare questa forma d’arte o non ha modo di approfondirla come meriterebbe.

Cominciamo…

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Pa’lante, cioè para adelante, avanti in italiano, è il titolo del brano di Hurray for the Riff Raff (al secolo Alynda Mariposa Segarra) dedicato a Porto Rico, stato dell’unione americana ancora in ginocchio dopo l’uragano Maria dello scorso settembre. Il video di Kristian Mercado Figueroa (che solitamente si firma Kris Merc) ha un taglio quasi neo-realista e si concentra su una difficile relazione di coppia.

Lui è andato a New York a cercare fortuna e si barcamena tra un lavoro e l’altro fino a che non gli notificano lo sfratto; lei (Mela Murder, già ammirata nel bellissimo Florida Project) invece tira su i loro due figli nell’isola, dove lavora ad una tavola calda. Il video gioca spesso sul parallelo tra le due situazioni con un montaggio alternato che vive il suo momento più vivace, l’ultimo, esattamente a metà video. Qui la musica si interrompe lasciando spazio ad un inserto puramente narrativo, con il doloroso ritorno a casa del padre, accolto con riluttanza. La scena è seguita da una breve sequenza in bianco e nero dove appare l’artista musicale assieme ad altri portorichensi, in una rapida serie di ritratti e materiali di repertorio. Questi fanno riferimento al partito indipendentista di sinistra Young Lords.

La musica riprende con un crescendo piano e voce strappalacrime: la quotidianità della famiglia sembra procedere verso la serenità, ma è solo un’illusione prima di una ricaduta. I due si separano e la narrazione lascia spazio ad una coda documentaristica, in cui la camera si addentra nella miseria lasciata dietro dall’uragano. Siamo davanti ad un ritratto appassionato della bellezza dell’isola e della vitalità dei suoi abitanti, ma anche alla denuncia delle condizioni di povertà e desolante abbandono in cui versa la maggior parte di essi. Cosicché nel fallimento della relazione sentimentale, nella mancata catarsi dei suoi personaggi, è possibile leggervi in controluce la metafora della mancata integrazione del popolo portoricense e la situazione di instabilità e disagio che vivono all’interno della loro nazione.

Pa’lante è un lavoro audiovisivo ibrido di impegno civile e politico, ma che ha il merito di non appiattirsi nell’invettiva, per quanto sfiori in più occasioni un’eccessiva retorica.  Mercado Figueroa è stato abile a conferire un’atmosfera epica, ma non pedante al racconto, che è davvero ben realizzato, di respiro cinematografico. Un risultato ottenuto grazie anche ad uno stile dimesso, quasi documentaristico, e all’abilità degli interpreti.

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