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Hiro Murai

Sono passati decenni dalla nascita e dalla diffusione del videoclip, ma l’intensa produzione dell’anno in dirittura d’arrivo (sempre più eclettica e variegata) è l’ennesima dimostrazione di come questo tipo di comunicazione, che unisce immagini e musica, sia ancora il mezzo più potente e diretto a disposizione di un artista per presentare agli ascoltatori la propria proposta creativa.

Un particolare che ho notato nelle classifiche delle testate internazionali è una certa autoreferenzialità tipica dei paesi anglofoni (in particolare nelle testate statunitensi): anche se è ovviamente impossibile escludere dalla top ten lavori del calibro di This Is America, mi sembra esagerato citare prodotti tecnicamente ineccepibili ma fini a sé stessi come la notte al museo dei coniugi Carter, o peggio ancora Ariana Grande che fa il verso a Mean Girls, ma tant’è.

Buona visione!

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Cominciamo a pubblicare le classifiche di quest’anno a partire da questa Top 20 dedicata ai video esteri a cura del fondatore di Videoclip Italia, Alessio Rosa.

Quella che segue è una classifica spudoratamente soggettiva. L’unica cosa che mi sono davvero sforzato di fare è stata di mettere quanti più generi di video possibili. Questo in termini puramente estetici: mancano infatti i video ultrapop centrati sulla figura della star di turno. In questo senso, una cosa ibrida tipo i video di Nicolas Mendez per Rosalia poteva anche starci, ma tant’è.

PS: Nei commenti ai video ho aggiunto diversi riferimenti ad altri video ugualmente meritevoli delle prime venti posizioni. Del resto anche quest’annata è andata piuttosto bene, con diversi piccoli miracoli. Dispiace davvero per chi si ostina snobbare questa forma d’arte o non ha modo di approfondirla come meriterebbe.

Cominciamo…

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Donald Glover torna con il suo alter ego musicale e lo fa in grande stile con uno stupendo video diretto da Hiro Murai. This Is America prosegue dunque la collaborazione tra Childish Gambino e il regista losangelino, già insieme in alcuni videoclip precedenti; un rapporto sugellato dal successo di Atlanta, serie tv (la seconda stagione è di quest’anno) giustamente acclamata dalla critica.

In This Is America ritroviamo la stessa caustica ironia della serie. Se il brano presenta un forte contrasto tra il ritornello, frivolo e allegro, e le strofe, brutali e aggressive, il promo presenta un lungo piano sequenza digitale, dove si alternano quasi schizofrenicamente scene da (falso) idillio e momenti di fredda e brutale violenza.

Da un lato abbiamo il musical, con tanto di coreografia e la faccia sorridente di Gambino – ispirato a Jim Crow, figura popolare dell’800, il nero bonario e tonto che cerca di imitare i modi dei bianchi -, dall’altro il rap crudo e diretto, così come le espressioni facciali pazzoidi e le fredde esecuzioni del cantante, che nel promo uccide senza pietà prima un chitarrista e poi un intero coro gospel, mentre sullo sfondo si moltiplicano le scene di anarchia.

Di grande impatto è anche il finale: il capannone luminoso che faceva da scenografia al video ora è oscuro, buio. Glover corre come un folle, in fuga da qualcosa di non identificato, come tanti dietro di lui.

Hiro Murai torna al music video, genere di cui è ormai maestro, dopo l’avventura televisiva di Atlanta. E lo fa il nuovo singolo degli A Tribe Called Quest: Dis Generation è girato in un bianco e nero, praticamente senza bianco, e che ormai è una signature del regista losangelino di origini giapponesi.

Il video si sviluppa attorno ad un finto piano sequenza, che in realtà ripercorre in loop lo stesso spazio, con i protagonisti in posizioni diverse. Quando una situazione sembra stancare, ecco che Murai prende una svolta, muove la camera e ci porta in un altro spazio, dove è sempre il montaggio digitale a creare sorpresa.

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