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Redazione Videoclip Italia

Minchia le risate (Fonte: Instagram; Fonte immagine in evidenza: rai.it)

Il Sanremo del Baglioni-bis appare come un momento di felice rinnovamento musicale, con diversi artisti in gara che sul palco di questa kermesse nazional-popolare avrebbero stonato parecchio solo 2-3 anni fa. Oddio, felice forse è un termine un po’ forte. Certo è che Achille Lauro e Zen Circus, Ex-Otago e Motta, per dirne alcuni, sembrano quasi degli infiltrati nel paese reale, quello dei non-morti tipo Nino D’Angelo e Patty Pravo che fanno il duetto col rapper, o Loredana Berté versione Vasco Rossi (più viva lei comunque che i Boomdabash col testo scritto coi baci Perugina).

Dal nostro punto di vista, un Sanremo così variegato diventa un’ottima opportunità per osservare la produzione nazionale di videoclip in quasi tutta la sua estensione, permettendoci di dare un’occhiata anche a quei generi musicali che di solito non ci filiamo. Uno sguardo oltre la barricata sempre più farraginosa che divide le produzioni più o meno indipendenti dal mainstream raiunesco, dove solitamente regnano incontrastati i “compitini” e le trashate involontarie. Insomma, ci sono tutte le premesse per divertisti un po’.

Motta – Dov’è l’Italia (YouNuts!)

Motta gira in tondo dentro il magazzino di un rental romano e canta «Mi sono perso anch’io». Il tutto rigorosamente in piano sequenza, girato al ralentì, il che ha evidentemente complicato le cose per quanto riguarda il lip-sync, con Motta davvero poco convinto nello scandire le parole. La clip è accompagnata dalle obbligatorie luci colorate e introdotto da un filmino famigliare in Vhs, che se gli YouNuts non ci infilano un po’ di formato video non sono contenti. (Alessio Rosa)

Boomdabash – Per un milione (Fabrizio Conte)

Tutto il testo ruota attorno all’idea dell’aspettare la persona amata ad ogni costo ed ecco che Fabrizio Conte ci cuce sopra un video zuccheroso, in cui vediamo da un lato i Boombdabash in camerino prima di un concerto, mentre dall’altro si incrociano quante più storie possibili di attese e incontri. Così si va dalla donna in dolce attesa fino al carcerato che esce di galera e trova ad attenderlo gli anziani e borghesissimi genitori (ma quando mai?), dalla ragazza alla stazione del treno al giovane emigrato coi fiori in mano, passando per mamme, papà e pure un cane. Prodotto dall’infaticabile casa di produzione Borotalco. (AR)

Paola Turci – L’ultimo ostacolo (Anissa Bonnefont)

Prendi Sarah Felberbaum e Giuseppe Fiorello, vestili di nero, metticeli in una casa bianca a guardare pensosi fuori dalla finestra, ad accarezzare i muri o, perché no, a star seduti: la perfetta immagine della coppia in crisi che rimugina sul darsi un’altra chance. Siccome di idee non ce n’è, la regista parigina Anissa Bonnefont riempe poi quasi tutto con il playback di Paola Turci.

Daniele Silvestri – Argentovivo (Giorgio Testi)

Un po’ Fantozzi un po’ Speed, il regista Giorgio Testi ambienta Argentovivo su di un autobus in bianco e nero (ricordando vagamente anche una famosa scenetta comica di Aldo, Giovanni e Giacomo), piazzando Daniele Silvestri, Rancore, il batterista Fabio Rondanini e Manuel Agnelli dentro la metafora sociale di un mondo sempre più stretto, ingiusto ed accessibile a pochi fortunati. Al netto di qualche stereotipo di troppo un’idea interessante ben realizzata. (Angelo Forzatti)

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20) Ministri – Fumare (Marcello Calvesi)
I Ministri hanno deciso di omaggiare l’unico pezzo rimasto fuori dall’ultimo disco con un videoclip capace di donare al tutto una dignità propria, un vero e proprio omaggio al cinema noir anni ’40, mettendo in scena probabilmente il miglior bianco e nero del 2018. Marcello Calvesi viene dal mondo del cinema e si vede (è stato aiuto regia in Non essere cattivo di Claudio Caligari e in due film di Cosimo Alemà), essendo entrato però nella scuderia di Borotalco.tv (casa di produzione video piuttosto importante) sentiremo ancora parlare di lui prossimamente. (AF)



19) Subsonica – Respirare (Donato Sansone)
Forse il 2018 sarà l’inizio di una collaborazione lunga e proficua, ovvero quella fra la storica band torinese dei Subsonica (da sempre molto attenti e desiderosi di sperimentare in campo audiovisivo) e Donato Sansone, regista eclettico con una predilezione per gli effetti digitali, i videoritocchi ed un certo gusto artistico, come ampiamente dimostrato in Respirare e Bottiglie rotte. (AF)



18) Gazzelle – Tutta la vita (Jacopo Farina)
Tutta la vita rappresenta la summa del discorso (est)etico che Jacopo Farina ha portato avanti quest’anno con video anche molto diversi come Le Muse per Francesco De Leo o Jesse James e Billy the Kid per i Baustelle (ma possiamo metterci dentro anche Turbo/Attraverso lo specchio di Cosmo del 2017). Dentro il club di questo videoclip, quello che va in scena è un ritratto generazionale e sociale: un milieu multietnico, sessualmente aperto e un po’ decadente. (AR)



17) Gigante – Tempesta (Balto)
Alberto Mocellin, vero nome del videomaker Balto, quest’anno si è dato parecchio da fare, sia in solitaria sia in coppia con Gianvito Cofano (come collettivo Acquasintetica, autori tra le altre cose del notevole Balloon per gli Inude).  Tempesta girato per il cantautore pugliese Gigante rappresenta la sua produzione migliore, una bella storia dal taglio cinematografico, con un protagonista perfetto per il ruolo. Sicuramente nel 2019 lo rivedremo in azione, da solo o come collettivo poco importa. (AF)



16) Sorrowland – Facebook (Danilo Bubani)
Il collettivo artistico Sxrrxwland è uno dei progetti più interessanti del 2018, che unisce musica, illustrazione, fotografia, fashion design e styling. In tutto questo il video di Facebook girato da Danilo Bubani dello studio creativo Land HO è un perfetto biglietto da visita: le location minimali, i colori freddi e le luci al neon riescono a trasmettere in maniera chirurgica le sensazioni volute, definendo in pochi minuti l’universo della band e i suoi contorni visivi.

Un’annata piuttosto impegnativa anche per lo studio romano di Bubani, autori del divertente Missili per Frah Quintale, di Fantino per Capibara e di Martelli per Gazzelle. (AF)

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Fine anno, tempo di classifiche. Ai link di seguito le nostre scelte per il 2018

TOP 20 ESTERO di Alessio Rosa
TOP 20 ESTERO di Angelo Forzatti

TOP 20 ITALIA – Redazione Videoclip Italia (29-30 dicembre)


Vedi anche le nostre playlist con il meglio di ogni mese del 2018

GENNAIO
FEBBRAIO
MARZO
APRILE
MAGGIO
GIUGNO
LUGLIO
AGOSTO
SETTEMBRE
OTTOBRE
NOVEMBRE
DICEMBRE


Le classifiche degli anni passati:

2017/Italia
2017/Estero
2016: 1-10 11-20
2015: 1-10 11-20 e Hors Catégorie

Si è conclusa ieri sera la dodicesima edizione di X Factor Italia. Senza troppe sorprese, ha vinto Anastasio, giovane rapper di Meta di Sorrento, il cui inedito La fine del mondo è già disco d’oro. Per quanto il format, il presentatore e giudici stiano dando preoccupanti segni di invecchiamento e/o totale inutilità (vedi Lodo Guenzi), mostrando il fianco ai segni del tempo, X Factor 12 ha avuto il pregio di proporre brani e stili musicali affatto scontati.

In questo speciale, ci concentriamo su uno spin-off del programma, ovvero i videoclip degli artisti arrivati fino alla semifinale. A incuriosirci è stata la scelta dei registi, per niente banale. La Fremantle, casa produttrice del programma, ha chiamato a sé Giacomo Triglia, Uolli, Bendo e Ground’s Oranges, che già conosciamo bene, oltre a Ludovico Di Martino ed Edoardo Palma, meno abituati al format ma già registi di un lungometraggio ciascuno.

Prima di procedere ad una breve analisi dei video, è doverosa una premessa. Dalle informazioni di cui siamo venuti a conoscenza, le condizioni di lavoro non sono state ideali, questo per usare un eufemismo. Oltre a dei budget ridotti – pare tra i 4 e i 9 mila euro -, le tempistiche della produzione quasi certamente non hanno permesso agli autori di esprimersi come avrebbero voluto.

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È notizia di ieri l’assegnazione del Premio PIVI al miglior videoclip indipendente italiano a Maometto a Milano (nella foto), video di Colapesce diretto da Zavvo Nicolosi e prodotto da Ground’s Oranges. La casa di produzione siciliana ha piazzato inoltre sul podio anche un secondo video, Catene, diretto per gli Zen Circus.

 

I votanti – «una giuria composta da Super-Giurati come la redazione di Noisey, Billboard Italia, Soundie (film festival di Barcellona, partner del PIVI), Diletta Parlangeli (IlFattoQuotidiano, Wired), Riccardo DeStefano (direttore Exit Well), Francesca Piggianelli (Roma Videoclip), Daniele Sidonio (l’Isola Che non C’era, RockIt) oltre ai giornalisti musicali accreditati al MEI 2018» – hanno relegato al secondo posto Quello che non siamo diventati di Motta (regia The Astronauts) e ai bordi del podio il cartoon di Ipocondria, brano firmato da Giancane e regia di Davide Batanimotion su disegni di Zerocalcare.

 

Il video di Motta, secondo classificato. Peccato che sia la copia di un cortometraggio svizzero del 2010.

 

Solo quinto (e settimo) Francesco Lettieri con i suoi video per CalcuttaParacetamolo, preferito a Pesto e Orgasmo – e Liberato – la dilogia Intostreet/Je Te Vogli Bene Assaje, anche questi a nostro avviso soprendentemente preferiti a Me staje appennen’ amò.

Fra i primi dieci troviamo anche: UNA VITA IN CAPSLOCK, di Myss Keta (regia di Simone Rovellini); Against Your Will, dei Mamavegas (Andrea “Spentriu” Rinaldi); This War, di Elenoir (Cristiano Pedrocco); Missili, di Frah Quintale feat. Giorgio Poi (Daniel Bedusa e Danilo Bubani).

 

Il video ipnotico dei Mamavegas

Va ricordato inoltre che, prima di portarsi a casa l’ambito premio, Nicolosi aveva già avuto la soddisfazione di raccogliere il record di nomination annuali, con ben tre candidature, delle quali solo Meglio così per Gazzelle è rimasta fuori dalla top ten. Senza dimenticare che mancava Totale, altro videoclip di Colapesce che non avrebbe sfigurato, anzi. Avergli preferito Maometto a Milano rappresentava evidentemente già più di un indizio su chi vantasse i favori del pronostico.

Ma al di là dei vincitori e dei vinti, dei giudizi soggettivi su questo o quel video e le gerarchie fra essi, il premio PIVI restituisce soprattutto una fotografia della produzione videomusicale indipendente italiana. Non troppo a fuoco magari – diversi video interessanti non erano nemmeno candidati -, ma sufficiente a restituire un’idea dello stato dell’arte qui nello stivale.

Abbiamo quindi deciso di prendere la palla al balzo e di affrontare una ricognizione storica sui vincitori passati. Per offrire un affresco, ovviamente solo parziale,dell’evoluzione recente della videomusica italiana, sulle parabole dei suoi protagonisti, spesso ingiustamente ridotti ai margini. Tutto comincia nell’anno del signore 2006…

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