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Tre allegri ragazzi morti

I Tre Allegri Ragazzi Morti tornano a collaborare con lo storico regista e animatore Marco Pavone (suoi tra gli altri Vita d’altri dei Subsonica, Il mio nemico di Daniele Silvestri, Tra di noi dei Tiromancino, etc.) dopo ben 15 anni (in quel caso il videoclip era Voglio), che comprime per l’occasione la sua web serie TROPICO nei 12 minuti di durata de Una ceramica italiana persa in California, il pezzo più lungo presente nell’ultimo disco della band di Pordenone,

La serie è un racconto dark sulla natura umana ispirato alla filosofia di Darwin e Freud, un mondo fatto di personaggi in lotta per la sopravvivenza all’interno di una foresta, violenta e oscura, vera protagonista della storia.

Le atmosfere notturne della serie e le animazioni in cel shading di Pavone ben si adattano alla strumentale psichedelica e ipnotica del brano, e all’immaginario visivo dei TARM, non nuovi a questo tipo di ambientazione (l’album Il giardino dei fantasmi ad esempio).

Michele Bernardi, storico collaboratore dei Tre allegri ragazzi morti, regista e animatore dei loro primi videoclip (oltre a svariati lavori per Le luci della centrale elettrica, Colapesce, i Prozac+, The Zen Circus e molti altri, senza dimenticare giovani progetti musicali poco conosciuti) per promuovere il loro ultimo singolo decide di reinterpretare  la più classica delle storie natalizie, ovvero la natività, adattandola ai nostri giorni, tra selfie con lo smartphone e checkpoint militari, in una Palestina martoriata dal conflitto con Israele.

Con uno stile di disegno che rende il giusto omaggio a Richard Scarry, Bernardi illustra il viaggio di un giovane falegname e della sua ragazza che dopo l’annunciazione si spostano da Gerusalemme a Betlemme in vespa, mettendo bene in evidenza il muro divisorio che separa i territori della Cisgiordania da quelli israeliani, con grande attenzione per le opere di street art che negli ultimi tempi hanno provato ad accendere i riflettori sulla guerra in corso, dal bacio tra Netanyahu e Trump di Lushsux al Walled off Hotel di Banksy.

Nonostante la dolcezza della storia e dei disegni la clip non nasconde una certa vena polemica, non solo nei confronti del conflitto israelo-palestinese, ma anche sull’eccessiva attenzione e adorazione che una parte di popolazione ormai prova verso i nuovi idoli tecnologici (idea ben raccontata da Neil Gaiman nel suo American Gods): impossibile ignorare il logo sulla scatola a cui tutti, Magi, soldati ed angeli, rendono omaggio alla fine, anche se da quella scatola escono poi tre gatti scheletro, alterego dei membri della storica band di Pordenone.

Ritorno alle origini per la storica band dei Tre allegri ragazzi morti, sia da un punto di vista musicale sia per quanto riguarda la comunicazione visiva nei loro videoclip. Intendiamoci, nel corso degli anni il gruppo di Pordenone ha sempre fatto largo uso dell’animazione, potendo contare anche sul talento come disegnatore di Davide Toffolo e su validi collaboratori come Michele Bernardi, ma per i singoli tratti da Inumani (il loro disco uscito nel 2016) era stata momentaneamente abbandonata questa tecnica che in passato aveva reso ancora più interessante il loro progetto.

Questa volta però, l’intero lavoro è stato affidato al talentuoso disegnatore e animatore Emanuele Kabu, già visto in azione al servizio di Populous, WinterplayNickodemus e molti altri, capace di mantenere sempre uno stile personale e riconoscibile, fatto di colori, forme geometriche, linee morbide e transizioni psichedeliche, sempre ispirato dai suoni delle canzoni di cui si occupa.

In Caramella l’ispirazione, oltre che dalla musica, è venuta soprattutto dalle maschere diventate icone della scena musicale contemporanea e non, partendo ovviamente dai TARM fino ad arrivare a M¥SS KETA, passando per i Daft Punk e i Kiss. In mezzo poi è possibile trovare vari rimandi e riferimenti al mondo dell’arte (cubismosurrealismo, le opere dell’Arcimboldo), del fumetto (Il Re Bianco dello stesso Toffolo) e del cinema (Il mostro della laguna nera, Mars Attacks!).

Il nuovo video dei Tre allegri ragazzi morti è un semplice pezzo sci-fi, realizzato con il teatro di figura, ovvero, in questo caso, con delle mani.

Più in concreto, si tratta di un invito al «micro-turismo», cioè all’esplorazione avventurosa di spazi consueti. In pratica, una nuova formulazione del vecchio adagio proustiano, secondo il quale viaggiare significa vedere il mondo con occhi nuovi.

Lorenzo Paul Santagada ci riesce discretamente, trasformando con efficacia dei sassi in una sorta di nuovo e inesplorato terreno lunare.

Regia: Lorenzo Paul Santagada
Operatore e DoP: Alessandro Davi
Direttore di produzione: Francesca Sophie Giona
Assistente: Marco Antonello
Scenografie: Aline Bozzo – Meiping
Mano blu: Riccardo Jacco Armeni
Produzione: Egg Creative Stuff
Concept: Davide Toffolo e Paulonia Zumo

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