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Sevdaliza

È stata dura, ma anche questa volta ce l’abbiamo fatta a selezionare un bel gruzzolo di videoclip usciti ad agosto (o almeno quasi tutti, alcuni sono addirittura di luglio). Ne abbiamo presi 10 da quelli già schedati sul nostro sito più altri 10 che abbiamo dovuto recuperare in fretta e furia dopo le vacanze. A questi abbiamo aggiunto anche un videoclip italiano, ovvero la bella animazione realizzata da Bruno D’Elia per Daniele Celona e il suo featuring con Pierpaolo Capovilla. Buon divertimento!

Steady Holiday – Who Is Gonna Stop Us (Isaac Ravishankara)
Col3trane – Fear and Loathing + Britney (Oscar Hudson)
Sevdaliza – Shahmaran (Emmanuel Adjei)
Travis Scott – Stop Trying To Be God (Dave Meyers)
Tyler, The Creator feat. Kali Uchis – See You Again (Wolf Haley)
Black Honey – Midnight (Shaun James Grant)
Orions Belte – Joe Frazier (Steph Hope)
Odd Beholder – Loneliness (Annalena Fröhlich)
Son Little – The Middle (Daria Geller)
King Krule – Biscuit Town (CC.Wade)

Sophie Hunger – Tricks (Matilda Finn)
Cuts – Dream Voyager (Patrick Blades)
Abyusif – Azrael (Wael Alaa)
Conner Youngblood – Cheyenne (Johannes Greve Muskat)
Rubblebucket – Annihilation Song (Amanda Bonaiuto)
Sam Tudor – New Apartment (Lucas Hrubizna)
Jazzanova feat. Jamie Cullum – Let’s Live Well (Savanah Leaf)
John Grant – Love Is Magic (Fanny Hoetzeneder)
Indochine – Station 13 (Bouha Kazmi)
Gravedgr – Rampage (Paco Raterta)

Daniele Celona feat. Pierpaolo Capovilla – Shinigami (Bruno D’Elia)

Ha collaborato Angelo Forzatti

Visionario, misterioso, epico. Shahmaran è solo l’ultimo degli affascinanti videoclip di Sevdaliza, diretto dal fidato Emmanuel Adjei, qui anche nei panni del protagonista, e scritto dallo stesso assieme a Marleen Özgür. Si tratta di una produzione durata tre anni e che ha ricevuto il supporto di We Transfer.

Al centro dell’opera troviamo l’oppressione delle persone di colore. Dopo l’incipit, infatti troviamo il protagonista in “catene”, costretto a trasportare una nave futuristica nel deserto insieme ad altri schiavi. Come un miraggio, appare Sevdaliza – metà donna e metà serpente, come la mitologica dea iraniana Shahmaran, da cui il titolo della canzone -: l’uomo si libera e comincia un percorso che lo porterà ad incontrare la cantante in una misteriosa stanza in mezzo al nulla stile 2001: Odissea nello Spazio. Qui si trovano le nuove catente dell’uomo nero: auto potenti, armi e donne che simboleggiano l’aspirazione per il successo e il potere.

«La maggior parte dei neri nascono ancora oggi in un ambiente che limita la loro libertà», ha affermato il regista in una nota ripresa da LbbOnline, «attratti dal sogno di avere potere e successo, mantengono una falsa idea di autonomia. Tuttavia – prosegue Adjei – è questa stessa casa della libertà (sic) che ha reso di nuovo schiavi questi uomini».

 

L’interessante videografia di Sevdaliza si arrichisce di questa riuscita collaborazione con Ian Pons Jewell. Hear My Pain Heal – produzione italiana, si vedano i titoli di coda – «è difficile da spiegare in termini narrativi», affermano regista e cantante a The Fader, «risultando più simile ad un allucinazione o ad un sogno».

La prima parte del video, pur ricca di mistero, qualche elemento narrativo lo propone: si pensi alla scena principale, con la cantante e il cadavere di un uomo di cui non c’è dato vedere il volto. Nella seconda metà entriamo però con decisione in un terreno più surreale/concettuale, anche grazie all’uso di effetti speciali. Il promo si conclude con Sevdaliza finalmente alle prese con il playback: lei si aggira per la villa completamente nuda, come fosse una sonnambula.

Si presenta come un’operazione artistica concettuale, più che come un semplice promo, il nuovo video di Sevdaliza diretto da Piet Langeveld.

Una riflessione “meta” sulla produzione di immagini e sulla costruzione tanto dell’immagine femminile, quanto della star musicale (come si può intendere anche dal testo: «She’s every fantasy/And no reality/In one»).

Parallela al video – dove Sevdaliza appare col copro marchiato dal trademark – c’è una seconda operazione: tutte le riprese finite nel video sono infatti disponibili su Shutterstock come normale stock footage.

Questo quanto la cantante iraniana-olandese ha dichiarato a NPR:

La storia di Amandine prende in considerazione il concetto di “identità” nel mondo contemporaneo, un mondo che è in rapida trasformazione a causa della scomparsa di molti “confini”. (…) La sua vita si svolge in un infinito spazio bianco, riempito da oggetti minimali, che rappresentano differenti aspetti della vita quotidiana.
L’accessibilità di informaizoni e materiali ha creato un nuovo linguaggio universale, nel quale i brand giocano un ruolo chiave. Il video esplora questo “nuovo” simbolismo attraverso l’uso del colore, della luce e della rappresentazione. Pone delle questioni sull’identità universale, le perdite e la trasformazione inerenti, il suo significato e il suo futuro. L’inserimento di alcuni marchi all’interno del video lascia aperta la domanda: è un videoclip, un’opera d’arte o un progetto pubblicitario?

directed by Piet Langeveld
dop: Sanna Mensonides
camera assist: Lodewijk Luijt
production: Jacobeijn Luijt
prod. assistant: Zep van Hoof
gaffer #1: Ingrid Sanchez
gaffer #2: Simon Ruesink
editor: Arthur Ivens
graphics: Nanco Speur
VFX online: Julius Horsthuis
grading: Efraim Gons
in house producer: Patty Veenstra
stylist: Jean Paul Paula
MUA: Celine Bernaerts

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