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Noyz Narcos

La gang, le moto, la periferia, il bianco e nero e poi dito medio d’ordinanza. Un video hip-hop classico e centrato per CBR, brano piuttosto old school firmato da Gast. Il duo Thrilatera movimenta il tutto con tagli di montaggio sorprendenti, inserendo foto analogiche a colori nella prima parte della clip, per concentrarsi poi sul playback, soprattutto con l’ingresso di Noyz Narcos.

Il video di Sinnò Me Moro, nuovo singolo di Noyz Narcos, è diretto da Francesco Lettieri. Il regista napoletano mette in scena il funerale del rapper, con un taglio decisamente grottesco: se l’accoppiatta bianco&nero + borgatari fa subito venire in mente Pasolini, in realtà sembra di essere più dalle parti di Ciprì&Maresco.

Tra l’orazione del prete e il corteo funebre, Noyz rappa in playback, vestito con un’angelica tuta acetata bianca. Con l’entrata del ritornello incontriamo invece una versione giovane dell’artista: nel finale i due si ritrovano per salire a bordo di una sobria Ferrari (anch’essa ovviamente bianca), subito prima di sgasare verso l’orizzonte. Coatto il giusto.

Che anno è stato per il videoclip italiano? Complessivamente positivo, magari non tale da farci parlare di risorgimento, ma sono arrivate importanti conferme da un manipolo di videomaker che, siamo convinti, daranno ancora molti frutti in futuro. Fuori dall’indie – inteso qui come un calderone generico che contiene tutta la musica italiana extrasanremese, extratalent, extraligabuevascorossi (eh sì, siamo ancora lì…) – la situazione rimane però drammatica. Facciamo nostre le parole di Francesco Lettieri:

I video mainstream italiani sono di un livello bassissimo, girati completamente a cazzo di cane (passatemi la volgarità), senza un minimo di gusto e competenza. Mi chiedo come sia possibile e l’unica risposta è che è proprio quello che si meritano. Il pop italiano è indecente (da Mucchio Selvaggio, settembre 2017, p.48)

La classifica che segue, al di là delle gerarchie che, come è ovvio, lasciano il tempo che trovano, restituisce una fotografia abbastanza precisa dello stato del videoclip italiano. La qualità media di questa lista, ammettiamolo, non è alta: la maggior parte dei video sono discreti, ma poco altro. I video di valore sono infatti le eccezioni che confermano la regola di un settore asfittico, che paga e pagherà ancora a lungo non tanto le ristrettezze economiche, ma soprattutto la pressoché totale assenza di una cultura videomusicale.

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