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Martina Pastori

È un videoclip documentario, genere che oltralpe gode di una certa tradizione nonché di risultati invidiabili (vedi alla voce Romain Gavras), quello reallizato da Martina Pastori – ormai solida regista di iconic video, soprattutto in zona hip-hop – e la fotografa Anna Adamo per i . Tra le vite degli altri ci porta in Bulgaria, a passeggiare tra retrofuturistiche rovine brutaliste, eredità del passato sovietico, in compagnia di due amici: le loro uscite, l’alcol, il carnevale, la discoteca, fino al finale che arriva, inatteso e brutale.

Che anno è stato per il videoclip italiano? Complessivamente positivo, magari non tale da farci parlare di risorgimento, ma sono arrivate importanti conferme da un manipolo di videomaker che, siamo convinti, daranno ancora molti frutti in futuro. Fuori dall’indie – inteso qui come un calderone generico che contiene tutta la musica italiana extrasanremese, extratalent, extraligabuevascorossi (eh sì, siamo ancora lì…) – la situazione rimane però drammatica. Facciamo nostre le parole di Francesco Lettieri:

I video mainstream italiani sono di un livello bassissimo, girati completamente a cazzo di cane (passatemi la volgarità), senza un minimo di gusto e competenza. Mi chiedo come sia possibile e l’unica risposta è che è proprio quello che si meritano. Il pop italiano è indecente (da Mucchio Selvaggio, settembre 2017, p.48)

La classifica che segue, al di là delle gerarchie che, come è ovvio, lasciano il tempo che trovano, restituisce una fotografia abbastanza precisa dello stato del videoclip italiano. La qualità media di questa lista, ammettiamolo, non è alta: la maggior parte dei video sono discreti, ma poco altro. I video di valore sono infatti le eccezioni che confermano la regola di un settore asfittico, che paga e pagherà ancora a lungo non tanto le ristrettezze economiche, ma soprattutto la pressoché totale assenza di una cultura videomusicale.

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Il nuovo video di Laioung è stato affidato alle mani di Martina Pastori, che già abbiamo imparato ad apprezzare per i promo di Priestess. Tra movimenti ossessivi e moltiplicazione del corpo di Laioung – anche con eleganti elaborazioni 3d (realizzate da Karol Sudolski) -, luci stroboscopiche e montaggio serratissimo ci troviamo davanti a quattro minuti di discreta follia.

 

 

Il nuovo  video, totalmente al femminile, diretto da Martina Pastori per Priestess. Il promo di Amica Pusher racconta il rapporto di amicizia tra due ragazze tra soldi, sostanze stupefacenti e viaggi.

La pugliese Priestess è un po’ la novità della scena trap-hip-hop-sinceramente-non-so italiana. Le facciamo tanti auguri di buona fortuna dentro una scena piuttosto nota per il maschilismo esasperato. Per lei ha girato due video Martina Pastori – già regista per Ghali, con tipo 43 milioni di visualizzazioni.

Due video tutt’altro che fotocopia e che dicono già di una certa versatilità e capacità di inventiva. Dalla disconnessione col reale di Torno Domani, si passa infatti al più patinato Maria Antonietta, col quale Priestess e Pastori cominciano a costruire un immaginario nuovo e contemporaneo, sintonizzato su modelli d’oltreoceano che nel nostro paese possono apparire innovativi.

Curando i dettagli e cercando di aggiungere un tocco in più rispetto ai suoi colleghi, Pastori ottiene così dei lavori che per visione d’insieme si stagliano nettamente sulla scena videomusicale nazionale, dove ,nonostante la giovane età di molti videomaker, conformismo e mancanza di idee la fanno da padrone. Non che la regista milanese abbia inventato nulla di nuovo – come detto si rifà a stilemi stravisti fuori dall’Italia e non si allontana troppo da quelli che sono ormai veri e propri codici del genere -, ma il look che conferisce ai suoi video e alle giovanissime star che ritrae è di sicuro effetto.

Vorremmo vederla osare con qualcosa di narrativo o di concettualmente più azzardato e complesso. Chissà quali sarebbero i risultati.

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