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Echafi Mounir vs Riva: no, non è un match di cartello, ma la sfida a colpi di boxe e ralentì messa in scena da Jacopo Farina per il nuovo video di Lim, che qui appare in un playback minimale. I due attori sono invece ripresi nella fase di preparazione e riscaldamento del match, mentre si scontrano e infine come fossero statue greche, con i muscoli in tensione.

Ma a salire sul ring di Queen c’è anche qualcos’altro: Riva – che è poi il producer del brano – è ripreso anche con parrucca e trucco femminile, in una serie di ritratti che vanno e vengono nel montaggio stabilendo un legame ambiguo e aperto con le scene di lotta.

Che anno è stato per il videoclip italiano? Complessivamente positivo, magari non tale da farci parlare di risorgimento, ma sono arrivate importanti conferme da un manipolo di videomaker che, siamo convinti, daranno ancora molti frutti in futuro. Fuori dall’indie – inteso qui come un calderone generico che contiene tutta la musica italiana extrasanremese, extratalent, extraligabuevascorossi (eh sì, siamo ancora lì…) – la situazione rimane però drammatica. Facciamo nostre le parole di Francesco Lettieri:

I video mainstream italiani sono di un livello bassissimo, girati completamente a cazzo di cane (passatemi la volgarità), senza un minimo di gusto e competenza. Mi chiedo come sia possibile e l’unica risposta è che è proprio quello che si meritano. Il pop italiano è indecente (da Mucchio Selvaggio, settembre 2017, p.48)

La classifica che segue, al di là delle gerarchie che, come è ovvio, lasciano il tempo che trovano, restituisce una fotografia abbastanza precisa dello stato del videoclip italiano. La qualità media di questa lista, ammettiamolo, non è alta: la maggior parte dei video sono discreti, ma poco altro. I video di valore sono infatti le eccezioni che confermano la regola di un settore asfittico, che paga e pagherà ancora a lungo non tanto le ristrettezze economiche, ma soprattutto la pressoché totale assenza di una cultura videomusicale.

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Meritatissima premiere su Nowness per il terzo lavoro prodotto dalla collaborazione fra LIM e i registi Giorgio Calace e Karol Sudolski. In Rushing Guy, il duo propone un ritratto cangiante: attraverso un effetto digitale, i volti di diversi modelli si succedono attraverso una metamorfosi lenta ed ipnotica fino a riproparci più volte quello della cantante Sofia Gallotti.

Calace e Sudolski confezionano un promo su misura per il singolo di lancio del nuovo album di Lim. In un crescendo angoscioso di effetti digitali, giochi di luce e moltiplicazioni della figura, Game Over si rivela pian piano nel suo ipnotismo.

A Disco Naiveté, i due registi hanno così descritto il video: «un momento di chiusura fisica ed emotiva, dove i muri dell’intimità, quell’intimità un tempo condivisa, testimoniano la nostra solitudine prima dei ricordi e dei rimorsi. Questi muri si dissolvono in un ambiente alieno, dove proviamo a raggiungere il fantasma di qualcosa che non è più vivo». Insomma, se non ho frainteso, la presa male (malissimo) dopo la fine di una storia d’amore.

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