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Kendrick Lamar

Transizioni psichedeliche e nuvole di fumo avvolgono il video di Hair Down, nuovo singolo di SiR che vede anche la collaborazione di Kendrick Lamar.

Nel lavoroo diretto da Jack Begert, davvero impressionante per numero di effetti e situazioni, i due rapper sono lentamente costretti a fare i conti con sé stessi e le proprie insicurezze, solo in parte mascherate dall’uso di droga e dalla loro attitudine di donnaioli.

«Voglio vivere in un mondo senza maschere» afferma all’inizio l’attrice che interpreta la ragazza di Anderson .Paak. Al contrario, Tints è brano che verte sul nascondersi da sguardi indiscreti, immaginandosi al sicuro dietro dei vetri oscurati (“I need tints (I need my windows tinted)”).

A partire da questo incipit, Colin Tilley propone un vorticoso affresco di ipocrisie e segreti, tenuti bene o male nascosti, che sia dietro una porta o dietro le tende di un negozio. L’espediente narrativo è quello del flashback – che passa per la mente di .Paak – in cui vediamo il funketeer e Kendrick Lamar in una serie di situazioni ridicole o paradossali, tutte filtrate dal genere della commedia grottesca sempre dalle parti di Hype Williams.

Ormai Nabil ha preso una piega trash irresistibile. In Doves in the Wind, per SZA, mischia totalmente a caso estetica western e film di arti marziali cinesi. Il tutto si conclude con uno spassoso duello tra la cantante e il rapper Kendrick Lamar.

Nuovo video per Kendrick Lamar: King’s Dead è frutto della collaborazione con Jay Rock, Future e James Blake. A dirigere il promo è il sodale Dave Free (i due insieme si firmano come the little homies) e Jack Begert (già regista per Lamar in passato e specialista di video hip-hop).

Il video accumula (come sempre quando si parla di Lamar) situazioni e intuizioni geniali; ganci visivi che basterebbero per anni e che invece vengono spiattellati uno dopo l’altro. Infine, la perfetta conclusione, in cui i comprimari scompaiono ed emerge la solitudine del protagonista Lamar, che si lancia in versi colmi di frustrazione. Un finale duro, subito stemperato dai titoli di coda con out takes.

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