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Giovanni Tomaselli

Altra convincente clip del collettivo catanese Cinepila, che per Immobile realizza una storia d’amore sui generis, che si compie in uno scambio di sguardi nel bel mezzo di un’operazione di polizia stile Swat. Lo spunto di partenza, spiegano i Cinepila in una nota di regia pubblicata su Sentireascoltare, è arrivato dall’autore del brano Edy: «una suggestione che aveva avuto quando ha scritto la canzone: due persone, immobili in mezzo al caos che li circonda, si guardano negli occhi un’ultima volta prima di compiere un’azione eclatante».

Nella messa in scena, il primo riferimento che viene in mente è sicuramente Sicario, con la brava Ester Pantano al posto di Emily Blunt. Il collettivo catanese si è preso un bel rischio qui, dove l’effetto trash era dietro l’angolo, visto il pauperismo forzato della produzione. Rischio lambito, ma brillantemente evitato grazie a sapienti scelte di regia e di montaggio, riuscendo anche in convincenti scene d’azione. Questo a riprova della mano sicura di Giovanni Tomaselli, coadiuvato della fotografia sempre apprezzabile di Premananda Das.

Nuddu Ca Veni (Nessuno che arriva) è un brano scritto due anni or sono dai toscani SKoM. Il testo originale è stato tradotto in siciliano dalla cantautrice Simona Norato, qui anche alla voce,  e racconta la storia di Polifemo e Ulisse (che in questo episodio dell’Odissea si fa appunto chiamare Nessuno), ma narrata dal punto di vista del primo. È impossibile però non scorgervi un riferimento diretto ai tanti naufragi che hanno segnato il canale di Sicilia in questi ultimi anni («Nuddu ca veni/Ntra mentri ca la navi affunna»; nessuno che arriva, poi all’improvviso una nave affonda).

Ad un certo punto irrommpe anche una maledizione, lanciata da Polifemo che invoca Nettuno gridando: «Patri di lu mari/Affunnali/A sti sbinturati/ca mi percianu e s’ammuccianu» (Padre del mare/Affondali questi disgraziati/Che mi colpiscono e si nascondono). Versi che suonano tristemente attuali, ricordando in modo davvero sinistro la rabbia cieca di certa parte dell’opinione pubblica nostrana.

SKoM feat. Simona Norato – Nuddu Ca Veni (Giovanni Tomaselli)SKoM feat. Simona Norato – Nuddu Ca Veni (Giovanni Tomaselli)SKoM feat. Simona Norato – Nuddu Ca Veni (Giovanni Tomaselli)

Per quanto riguarda la clip, il frontman Gianluca Grementieri, probabilmente convinto dai precedenti lavori dei Cinepila, ha deciso di affidare il video a questo collettivo catanese. Diretta e montata da Giovanni Tommaselli, la clip va di pari passo con le lyrics nel fluttuare tra attualità, mito e sogno. Se infatti la scena si apre su un naufrago africano, che ci ricorda appunto le cronache drammatiche di questi ultimi anni, questi lo troviamo in uno studio completamente nero, che ne astrae e universalizza la vicenda.

Di lì ne sugue un percorso caotico e sfaccettato con una galleria poliedrica di volti, incontri, strappi e aperture, che ricorda lo stile esoterico ed ellittico del precedente Cirasa di Jinnaru. Il protagonista è dapprima immortalato da una folla che filtra tutto ciò che vede con uno smartphone, dopodiché si incontra con una maschera africana, che scatenerà i passaggi più surreali del promo.

SKoM feat. Simona Norato – Nuddu Ca Veni (Giovanni Tomaselli)SKoM feat. Simona Norato – Nuddu Ca Veni (Giovanni Tomaselli)SKoM feat. Simona Norato – Nuddu Ca Veni (Giovanni Tomaselli)SKoM feat. Simona Norato – Nuddu Ca Veni (Giovanni Tomaselli)SKoM feat. Simona Norato – Nuddu Ca Veni (Giovanni Tomaselli)

In questa seconda parte del video, dove dall’acqua passiamo al fuoco come elemento centrale, troviamo quella che potrebbe essere una sirena – e la cui coda si confonde con le coperte termiche di emergenza -, lo stesso Ulisse, un uomo bendato e una signora anziana di difficile collocazione. Nuddu ca vieni si qualifica così come un testo volutamente aperto, strategicamente avvolto nel mistero, in definitiva sospeso tra la possibilità di un incontro, di una identificazione nell’altro, e lo sbraitare di un cane. Il videoclip si conclude poi sugli occhi chiusi del protagonista: è tutto un sogno, un viaggio appunto.


20) Ministri – Fumare (Marcello Calvesi)
I Ministri hanno deciso di omaggiare l’unico pezzo rimasto fuori dall’ultimo disco con un videoclip capace di donare al tutto una dignità propria, un vero e proprio omaggio al cinema noir anni ’40, mettendo in scena probabilmente il miglior bianco e nero del 2018. Marcello Calvesi viene dal mondo del cinema e si vede (è stato aiuto regia in Non essere cattivo di Claudio Caligari e in due film di Cosimo Alemà), essendo entrato però nella scuderia di Borotalco.tv (casa di produzione video piuttosto importante) sentiremo ancora parlare di lui prossimamente. (AF)



19) Subsonica – Respirare (Donato Sansone)
Forse il 2018 sarà l’inizio di una collaborazione lunga e proficua, ovvero quella fra la storica band torinese dei Subsonica (da sempre molto attenti e desiderosi di sperimentare in campo audiovisivo) e Donato Sansone, regista eclettico con una predilezione per gli effetti digitali, i videoritocchi ed un certo gusto artistico, come ampiamente dimostrato in Respirare e Bottiglie rotte. (AF)



18) Gazzelle – Tutta la vita (Jacopo Farina)
Tutta la vita rappresenta la summa del discorso (est)etico che Jacopo Farina ha portato avanti quest’anno con video anche molto diversi come Le Muse per Francesco De Leo o Jesse James e Billy the Kid per i Baustelle (ma possiamo metterci dentro anche Turbo/Attraverso lo specchio di Cosmo del 2017). Dentro il club di questo videoclip, quello che va in scena è un ritratto generazionale e sociale: un milieu multietnico, sessualmente aperto e un po’ decadente. (AR)



17) Gigante – Tempesta (Balto)
Alberto Mocellin, vero nome del videomaker Balto, quest’anno si è dato parecchio da fare, sia in solitaria sia in coppia con Gianvito Cofano (come collettivo Acquasintetica, autori tra le altre cose del notevole Balloon per gli Inude).  Tempesta girato per il cantautore pugliese Gigante rappresenta la sua produzione migliore, una bella storia dal taglio cinematografico, con un protagonista perfetto per il ruolo. Sicuramente nel 2019 lo rivedremo in azione, da solo o come collettivo poco importa. (AF)



16) Sorrowland – Facebook (Danilo Bubani)
Il collettivo artistico Sxrrxwland è uno dei progetti più interessanti del 2018, che unisce musica, illustrazione, fotografia, fashion design e styling. In tutto questo il video di Facebook girato da Danilo Bubani dello studio creativo Land HO è un perfetto biglietto da visita: le location minimali, i colori freddi e le luci al neon riescono a trasmettere in maniera chirurgica le sensazioni volute, definendo in pochi minuti l’universo della band e i suoi contorni visivi.

Un’annata piuttosto impegnativa anche per lo studio romano di Bubani, autori del divertente Missili per Frah Quintale, di Fantino per Capibara e di Martelli per Gazzelle. (AF)

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Notevole lavoro dei catanesi Cinepila (collettivo a tre formato dal dop Premananda Das, dal produttore Rosario Samuel Adonia e dal regista Giovanni Tomaselli) per Cirasa di Jinnaru di Cesare Basile. Un promo che allude piuttosto che narrare, risultando quasi esoterico. «Abbiamo pensato ad una storia che provocasse determinate sensazioni e poi abbiamo tolto la storia», afferma infatti Tomaselli in una bella intervista che trovate su Indie-Eye.

Personaggi bizzari in situazioni grottesche è il canovaccio tipico del videoclip “alto” degli ultimi 6-7 anni, ma Cirasi di Jinnaru, vuoi anche per il brano dialettale, assume un carattere di antico che lo isola da altri lavori. Riesce ad avvolgere lo spettatore a livello sensoriale utilizzando al meglio elementi minimi: un gesto isolato, un gioco di luce oppure una breve sequela di tagli di montaggio tanto brutali quanto precisi. Un vero gioellino, evocativo e seducente.

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