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Colapesce

I fratelli Daniele e Davide Ratti, in arte Dan & Dav, e Davide Lai, anche conosciuto come La i Art, sono un gruppo di illustratori e animatori che partendo dal web hanno raggiunto il grande pubblico la scorsa estate, dopo aver simpsonizzato Carl Brave, Francesca Michielin e Fabri Fibra nel videoclip di Fotografia.

I tre, questa volta aiutati da Matteo Colombo (già regista di varie clip per Dargen D’amico), hanno di nuovo unito le forze per realizzare il promo del nuovo singolo di Danti, l’ex rapper dei Two Fingerz, in collaborazione con il cantautore siciliano Colapesce.

In questo caso l’ispirazione ed il tratto si sono spostati dai Simpson ai lavori targati Hanna-Barbera (sopra tutti Scooby Doo) e alla serie animata dei Ghostbusters della Filmation, riferimenti certamente più adatti se si sceglie di raccontare una sorta di commedia dantesca, in cui i due artisti sono costretti a scappare da mostri e demoni a causa di una ragazza dotata di poteri medusiani, un’idea che funziona da aggancio perfetto per inserire qua e là omaggi a statue e sculture di fama mondiale, come la Pietà vaticana e la Statua della Libertà.

“Se Maometto fosse nato a Milano”, canta Colapesce. E allora, deve aver pensato Zavvo Nicolosi (regista della casa di produzione/collettivo Ground’s Oranges), possiamo mettere in scena l’Isis in Sicilia. Magari facendo ruotare il tutto attorno a una storia d’amore omosessuale, che si sviluppa fra le pieghe di un quotidiano quasi familiare (il karaoke, le sigarette, i videogiochi), eppure violentissimo.

Provocatorio nelle premesse, ma narrativamente limpido, scorrevole, quasi “spontaneo” e forse proprio per questo ancora più incendiario, Maometto a Milano ci mostra come l’audiovisivo italiano stia un po’ alla volta trovando un terreno fertile nel campo videomusicale, con una storia difficile da immaginare in un altro contesto produttivo. E in tutto questo Nicolosi&Co meritano molto credito.

Che anno è stato per il videoclip italiano? Complessivamente positivo, magari non tale da farci parlare di risorgimento, ma sono arrivate importanti conferme da un manipolo di videomaker che, siamo convinti, daranno ancora molti frutti in futuro. Fuori dall’indie – inteso qui come un calderone generico che contiene tutta la musica italiana extrasanremese, extratalent, extraligabuevascorossi (eh sì, siamo ancora lì…) – la situazione rimane però drammatica. Facciamo nostre le parole di Francesco Lettieri:

I video mainstream italiani sono di un livello bassissimo, girati completamente a cazzo di cane (passatemi la volgarità), senza un minimo di gusto e competenza. Mi chiedo come sia possibile e l’unica risposta è che è proprio quello che si meritano. Il pop italiano è indecente (da Mucchio Selvaggio, settembre 2017, p.48)

La classifica che segue, al di là delle gerarchie che, come è ovvio, lasciano il tempo che trovano, restituisce una fotografia abbastanza precisa dello stato del videoclip italiano. La qualità media di questa lista, ammettiamolo, non è alta: la maggior parte dei video sono discreti, ma poco altro. I video di valore sono infatti le eccezioni che confermano la regola di un settore asfittico, che paga e pagherà ancora a lungo non tanto le ristrettezze economiche, ma soprattutto la pressoché totale assenza di una cultura videomusicale.

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