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Canada

Con giusto sette-otto anni di ritardo Katy Perry mette le mani su CANADA, ottenendo la produzione della casa catalana più cool, anche se la regia di Harleys in Hawaii è del trio Manson (Pau Lopez, Gerardo del Hierro e Tomas Pena) e non di Nicolas Mendez.

Ad ogni modo si tratta di un esperimento: da un lato una diva, una superstar abituata a videoclip puliti, saturi nei colori e giocosi nei contenuti, con lei spesso nei panni di un personaggio da cartoon, dall’altro un trio di videomaker che amano i formati di “serie b”, 16mm in testa, portatori di un’estetica retro, apertamente citazionista e spesso “sporca”.

Il risultato è un videoclip ondivago, che solo alla fine sterza deciso verso la storia d’amore. Emerge infatti nella parte conclusiva un ritratto di coppia passionale, dove prevale la serietà sul gioco, l’intimità sullo spettacolo come richiedeva l’origine biografica del brano.

Una storia delicatamente saffica si muove fra le mura di un ameno convento nel video di Religion, con la cantautrice britannica Shura osserva le suore come una divinità, vestita candidamente di bianco. La produzione è elegante, verrebbe da dire perfetta, ma di quel perfezionismo pur sempre apprezzabile, eppure sempre uguale a sé stesso delle produzioni targate Canada. Diretto da Chloe Wallace, regista madrilena (a dispetto del nome) e giovanissima: è una classe ’94.

Sono passati decenni dalla nascita e dalla diffusione del videoclip, ma l’intensa produzione dell’anno in dirittura d’arrivo (sempre più eclettica e variegata) è l’ennesima dimostrazione di come questo tipo di comunicazione, che unisce immagini e musica, sia ancora il mezzo più potente e diretto a disposizione di un artista per presentare agli ascoltatori la propria proposta creativa.

Un particolare che ho notato nelle classifiche delle testate internazionali è una certa autoreferenzialità tipica dei paesi anglofoni (in particolare nelle testate statunitensi): anche se è ovviamente impossibile escludere dalla top ten lavori del calibro di This Is America, mi sembra esagerato citare prodotti tecnicamente ineccepibili ma fini a sé stessi come la notte al museo dei coniugi Carter, o peggio ancora Ariana Grande che fa il verso a Mean Girls, ma tant’è.

Buona visione!

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Era da un po’ che i Pensacola, duo sotto contratto con Canada praticamente da sempre e composto dai catalani Pau Sarris e Pau Dalmases, non giravano un videoclip. Un vero peccato, visto che No Chance per Jarami conferma le qualità dei nostri.

Ad essere messo in scena è il trip di un kebbabaro, svenuto alla vista di una goccia di sangue. Persi i sensi, il protagonista si vede come miniaturizzato, in trappola dentro un panino kebab, che ben presto viene conteso da due clienti.

La contesa trasporta la clip dal ritratto d’ambiente all’action, con una serie di folli inseguimenti, risse e fantasiosi incontri con foglie di insalata, mentre il protagonista si ritrova sballotato tra una fetta di pomodoro e l’altra. Il risultato è questo apprezzabilissimo concentrato di action comedy con un tocco surreale che non guasta.

Ancora Rosalía, ancora Canada (o meglio, Nicolas Mendez) e ancora un video ricco di invenzioni, dove il filo logico è solo una labile intuizione affidata al flusso di coscienza del regista spagnolo. Pienso en tu mirá propone: un camion che va a schiantarsi contro un muro; Rosalía morsa da una vampira con alcuni denti dorati; camionisti a cui sanguina il cuore; Rosalía che carica un fucile con gli occhi di un toro (forse, non sono sicuro); un ballerino di flamenco sulle braci ardenti; una statuina che canta; sequenze di danza e playback di imbarazzante perfezione estetica; energumeni che spaccano una casa che in realtà è il semirimorchio di un autoarticolato; infine, Rosalía che troneggia su un camion rovesciato mentre scrive i titoli di coda su whatsapp.

Il brano, presentato come terzo capitolo del prossimo album della cantante, affronta il tema della gelosia. Il video gioca sull’ambiguità del testo – che non spiega chi è geloso di chi nella coppia -, letteralizzando poi il ritornello (“il tuo sguardo è una pallottola nel petto“) con gli occhi del toro usati come pallottole e questi camionisti, apparentemente imperturbabili, dal cuore ferito. Grandissima importanza riveste poi lo styling, qui teso a ribadire l’aspetto urban del nuovo album, mentre il flamenco ne permea l’immaginario, tanto nei riferimenti popolari e folcklorici dei video (rivedetevi Malamente), quanto nelle lyrics e in alcuni elementi della musica, prodotta sempre da El Guincho.

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