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Travis Scott

Dieci, quindici, forse venti videoclip in uno solo: Sicko Mode è un emoraggia di immagini, che si susseguono lungo labili fili conduttori in un crescendo di effetti speciali. Diretto da Dave Meyers (ma la regia è anche co-attribuita a Travis Scott), il promo comincia con una inquadratura dall’alto pronta a planare su un sobborgo poverissimo, al cui centro troviamo scolpita la testa di Scott come la ritroviamo sulla doppia copertina dell’album Astroworld, realizzata da David LaChapelle. È letteralmente una discesa sull’immaginario che avvolge quest’ultimo lavoro in studio del rapper di Houston.

Travis Scott feat. Drake – Sicko Mode (Dave Meyers)Travis Scott feat. Drake – Sicko Mode (Dave Meyers)Travis Scott feat. Drake – Sicko Mode (Dave Meyers)

Il pop esasperato, sporco, surreale e parossistico di LaChapelle, che ritroviamo appunto nelle due copertine, viene rielaborato da Meyers attraverso la sua cifra trash e l’uso di una vasta gamma di soluzioni tecniche, su cui impera sempre e comunque il chroma-key maldestro. E in questo affiorare di scene apparentemente scollegate, si centrifuga la cultura afroamericana: auto della poliza, raduni di tuning, l’immancabile dose di twerking, collanine d’ora che sono in realtà cappi al collo e via dicendo.

Su tutto domina però uno strato di squallore e un sentore di morte. In questo senso, si veda il volto di Drake che crolla a pezzi lasciando intravedere un teschio, mentre l’automobile su cui viaggia procede a fari spenti, oppure ancora Travis Scott che viene colpito da un meteorite e ad una modella metà donna-metà lampadina le si spegne la luce. E il finale, con i due protagonisti stagliandosi davanti ad un’apocalittica eclisse di sole.

È stata dura, ma anche questa volta ce l’abbiamo fatta a selezionare un bel gruzzolo di videoclip usciti ad agosto (o almeno quasi tutti, alcuni sono addirittura di luglio). Ne abbiamo presi 10 da quelli già schedati sul nostro sito più altri 10 che abbiamo dovuto recuperare in fretta e furia dopo le vacanze. A questi abbiamo aggiunto anche un videoclip italiano, ovvero la bella animazione realizzata da Bruno D’Elia per Daniele Celona e il suo featuring con Pierpaolo Capovilla. Buon divertimento!

Steady Holiday – Who Is Gonna Stop Us (Isaac Ravishankara)
Col3trane – Fear and Loathing + Britney (Oscar Hudson)
Sevdaliza – Shahmaran (Emmanuel Adjei)
Travis Scott – Stop Trying To Be God (Dave Meyers)
Tyler, The Creator feat. Kali Uchis – See You Again (Wolf Haley)
Black Honey – Midnight (Shaun James Grant)
Orions Belte – Joe Frazier (Steph Hope)
Odd Beholder – Loneliness (Annalena Fröhlich)
Son Little – The Middle (Daria Geller)
King Krule – Biscuit Town (CC.Wade)

Sophie Hunger – Tricks (Matilda Finn)
Cuts – Dream Voyager (Patrick Blades)
Abyusif – Azrael (Wael Alaa)
Conner Youngblood – Cheyenne (Johannes Greve Muskat)
Rubblebucket – Annihilation Song (Amanda Bonaiuto)
Sam Tudor – New Apartment (Lucas Hrubizna)
Jazzanova feat. Jamie Cullum – Let’s Live Well (Savanah Leaf)
John Grant – Love Is Magic (Fanny Hoetzeneder)
Indochine – Station 13 (Bouha Kazmi)
Gravedgr – Rampage (Paco Raterta)

Daniele Celona feat. Pierpaolo Capovilla – Shinigami (Bruno D’Elia)

Ha collaborato Angelo Forzatti

Il lento processo di trasformazione da pecora nera con gli occhi infuocati a docile agnellino: una parabola di ascesa e caduta, insomma, per Travis Scott nel video dedicato al suo nuovo singolo Stop Trying To Be God. Alla regia troviamo Dave Meyers (che guardacaso quest’anno ha diretto pure God is a Woman per Ariana Grande) con il suo consueto mix di alzate d’ingegno ed effetti speciali trash così brutti da fare il giro e diventare bellissimi.

http://gph.is/2Ef7zwf

Il videoclip è uno zombie audiovisivo dato per spacciato troppe volte. Stando agli osservatori, sarebbe morto almeno tre o quattro volte. E invece i promo sono ancora qua, indifferenti ai manifesti funebri, e ogni anno ci costringono a fare i conti con alcune gemme imperdibili. Fare questa Top 20 è stata una fatica, pur prendendola come un gioco: alcuni video bellissimi sono stati esclusi, l’ordine è cambiato più volte, ma tant’è. Pazienza se ci siamo fatti scappare qualcosa, se abbiamo sopravvalutato questo o sottovalutato quello: abbiamo tempo per cambiare idea, recuperare, dimenticare

Brindiamo ai registi, ai produttori e ai tecnici che, nonostante i budget ridotti, le prestazioni non pagate, le giornate lavorative di 25 ore, ancora ci credono, vanno avanti imperterriti sulla strada delle loro visioni e ci regalano queste perle. Piccole epifanie, momenti di gioia e tristezza capaci di farci ridere o di commuoverci.

Più che un bilancio, una graduatoria o un giudizio definitivo, questa classifica vuole servire da punto d’inizio, nella speranza che i vaghi responsi che escono su questa pagina possano fare da mappa; una mappa da cui cominciare a esplorare i tesori che questo formato cela negli angoli remoti di Internet. Il campo del music video rimane infatti il perfetto punto di incontro tra tensioni sperimentali e necessità commerciale. Per sua natura, il videoclip può trascendere i limiti del realismo narrativo senza perdere il “tiro”; può trasportare più facilmente lo spettatore in un universo altro, può farlo viaggiare quasi letteralmente sulle ali della fantasia, piegando il tempo e lo spazio alle sue necessità. La cosa audiovisva più simile a un sogno.

E allora cominciamo: alla posizione numero venti…

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