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The weeknd

Seconda clip a distanza di poco tempo per Manu Cossu e Gesaffelstein, qui in compagnia pure di The Weeknd. Il producer francese appare in un nero integrale – volto incluso -, esattamente come negli attimi conclusivi di Reset. Ma il nero domina l’intero lavorointeramente questa Lost in the Fire, costituendo il set astratto del playback e lo sfondo dei quadri concettuali che si susseguono lungo il video.

Fiori, statue classicheggianti, corpi giovani e nudi: questi i soggetti principali. Rappresentano la bellezza, che mano a mano viene offuscata, messa in pericolo, cancellata oppure ancora la camera ne rivela la sua artificialità mostrandoci una stampa su un petalo, un riflesso sugli occhi di bladerunneriana memoria. A questa carrellata di temi si aggiunge poi un cerchio di fuoco che lascia il suo segno come un quadro di Alberto Burri.

Gesaffelstein feat. The Weeknd – Lost in the Fire (Manu Cossu)
Lost in the Fire (frame)
Gesaffelstein feat. The Weeknd – Lost in the Fire (Manu Cossu)
Nero Plastica L.A., Alberto Burri (1963)

Fonte immagine: artemagazine.it

È uscito il nuovo video di The Weeknd, Call Out My Name. Quello che sembra un normale playback con un pizzico di trash – i pipistrelli che escono dalla bocca… – si trasforma piano piano in un promo visionario di forte impatto emotivo. Grant Singer si conferma regista ideale per iconic video dal tocco insolito, preferibilmente dark.

 

 

Sapevamo che Pedro Martin Calero sarebbe sbarcato prima o poi nella videomusica mainstream: i suoi lavori per le Hinds o anche il folgorante Territoire avevano affermato il suo talento, portandolo a farsi conoscere in tutto il mondo e facendolo firmare per case di produzione quali Colonel Blimp e Canada. Ma che cominciasse da una commissione da The Weeknd e con un brano di Starboy, invece ci sorprende. Quest’ultimo album ha già infatti espresso diversi promo, le cui vibes (per quanto eterogenee) ci sembrano lontanissime dagli stilemi di Calero.

[Clicca qui per vedere Party Monster o I Feel it Coming]

Se è pur vero che pure Secrets si distacca dalle altre sonorità dell’album, il connubio regista-star non ci appare perfettamente riuscito. Perché? Innanzitutto, la netta sensazione di vedere Abel Tesfaye fuori ruolo. Calero del resto non cerca alcun compromesso, non rinunciando affatto al suo stile. Anzi, riparte da dove aveva finito, riproducendo gli stessi movimenti di macchina di Warts in  spazi architettonici ancora una volta postmoderni e/o brutalisti, pronti ad essere digitalmente elaborati come nel gran finale di questo promo.

Il finale del video con la croce, vero e proprio leitmotiv di Starboy

Da una parte c’è una girl band indie e dall’attitutine punk, dall’altra una giovane star ormai nell’olimpo della discografia in termini di popolarità e vendite. Mercati e generi diversi e viene quasi naturale, forse ovvio?, aspettarsi un’estetica diversa. Ma a Calero questo discorso sembra non interessare affatto, preferendo proseguire il suo percorso autoriale. Scelta, beninteso, da ritenersi interessante, corraggiosa e assolutamente legittima.

Pur tuttavia, Secrets manca di quell’aspetto, come dire, ossessivo della ricerca formale con cui Calero cerca di sincronizzare lo score visivo. Sì, alcuni passaggi continuano a mostrarci la bravura di Calero nel trovare corrispettivi visivi puramente cinematografici (si vedano i diversi zoom out o la velocissima panoramica, probabilmente ripetuta digitalmente, a 2:23), ma senza quell’amalgama che avevamo ammirato nei lavori precedenti.

La parte performance, ad esempio, con The Weeknd incastonato in un gioco di specchi: trovata classica e sempre elegante, ma la cui integrazione con il resto del video appare meno riuscita. O ancora il triangolo amoroso un po’ affettato, da fashion film nel senso dispregiativo dell’espressione.

In sintesi, il risultato finale non ci convince appieno. Da un lato la sensazione è che il peso della commissione abbia giocato un ruolo non indifferente nella libertà creativa del regista, qui non sui livelli cui ci aveva abituato forse anche perché costretto ad alcune modifiche. Dall’altro la semplice constatazione che un regista dall’estetica forte e immediatamente riconoscibile non sempre si adatta all’immagine di una grande star, anzi. Il mainstream si conferma un campo minato, specie quando si decide di andare oltre il video performance.

Hinds – Warts, regia di Pedro Martin Calero

 

 

 

In Lust for Love troviamo Lana Del Rey e The Weeknd in un’uscita romantica sulla scritta Hollywood che giganteggia sopra Los Angeles. Rich Lee ci aggiunge l’effetto video, ed è subito rom-com anni Ottanta.

I visual, però, appoggiandosi sulle voci pitchate ed eteree del ritornello, assumono un tono quasi tetro. I due sembrano immaginare una fuga d’amore lontano dalla città degli angeli, ritrovandosi in un prato fiorito improbabile, (perdipiù in un mondo a forma di simbolo della pace!). Quasi come fosse il sogno irrealizzabile di due persone in gabbia.

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