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Michele Catalano


20) Ministri – Fumare (Marcello Calvesi)
I Ministri hanno deciso di omaggiare l’unico pezzo rimasto fuori dall’ultimo disco con un videoclip capace di donare al tutto una dignità propria, un vero e proprio omaggio al cinema noir anni ’40, mettendo in scena probabilmente il miglior bianco e nero del 2018. Marcello Calvesi viene dal mondo del cinema e si vede (è stato aiuto regia in Non essere cattivo di Claudio Caligari e in due film di Cosimo Alemà), essendo entrato però nella scuderia di Borotalco.tv (casa di produzione video piuttosto importante) sentiremo ancora parlare di lui prossimamente. (AF)



19) Subsonica – Respirare (Donato Sansone)
Forse il 2018 sarà l’inizio di una collaborazione lunga e proficua, ovvero quella fra la storica band torinese dei Subsonica (da sempre molto attenti e desiderosi di sperimentare in campo audiovisivo) e Donato Sansone, regista eclettico con una predilezione per gli effetti digitali, i videoritocchi ed un certo gusto artistico, come ampiamente dimostrato in Respirare e Bottiglie rotte. (AF)



18) Gazzelle – Tutta la vita (Jacopo Farina)
Tutta la vita rappresenta la summa del discorso (est)etico che Jacopo Farina ha portato avanti quest’anno con video anche molto diversi come Le Muse per Francesco De Leo o Jesse James e Billy the Kid per i Baustelle (ma possiamo metterci dentro anche Turbo/Attraverso lo specchio di Cosmo del 2017). Dentro il club di questo videoclip, quello che va in scena è un ritratto generazionale e sociale: un milieu multietnico, sessualmente aperto e un po’ decadente. (AR)



17) Gigante – Tempesta (Balto)
Alberto Mocellin, vero nome del videomaker Balto, quest’anno si è dato parecchio da fare, sia in solitaria sia in coppia con Gianvito Cofano (come collettivo Acquasintetica, autori tra le altre cose del notevole Balloon per gli Inude).  Tempesta girato per il cantautore pugliese Gigante rappresenta la sua produzione migliore, una bella storia dal taglio cinematografico, con un protagonista perfetto per il ruolo. Sicuramente nel 2019 lo rivedremo in azione, da solo o come collettivo poco importa. (AF)



16) Sorrowland – Facebook (Danilo Bubani)
Il collettivo artistico Sxrrxwland è uno dei progetti più interessanti del 2018, che unisce musica, illustrazione, fotografia, fashion design e styling. In tutto questo il video di Facebook girato da Danilo Bubani dello studio creativo Land HO è un perfetto biglietto da visita: le location minimali, i colori freddi e le luci al neon riescono a trasmettere in maniera chirurgica le sensazioni volute, definendo in pochi minuti l’universo della band e i suoi contorni visivi.

Un’annata piuttosto impegnativa anche per lo studio romano di Bubani, autori del divertente Missili per Frah Quintale, di Fantino per Capibara e di Martelli per Gazzelle. (AF)

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L’indie italiano scopre il video-album. Dopo il video di Jacopo Farina per il singolo d’esordio (Muse), La Malanoche di Francesco De Leo viene interamente illustrato da Michele Catalano e Pierluca Zanda di 148 Produzioni Audiovisive. Lungo gli otto capitoli – più che altro sette tessere di un mosaico che si ricompongono nell’ultimo capitolo, Caracas – una piccola strana storia viene scomposta sul piano temporale.

Protagonista della vicenda è il personaggio interpretato da Ibrahim Keshk, vittima sacrificale di una comunità di giovani emigrati. Armato di una piccola handycam, filma la sua morte e la manda in onda in una sorta di mondovisione (Mylena). La registrazione ottiene dapprima un grande seguito, ma gli spettatori ben presto perdono interesse, abbandonando gli schermi su cui si staglia desolato il volto privo di vita di Keshk.

Francesco De Leo – La Malanoche (Michele Catalano, Pierluca Zanda)Francesco De Leo – La Malanoche (Michele Catalano, Pierluca Zanda)Francesco De Leo – La Malanoche (Michele Catalano, Pierluca Zanda)Francesco De Leo – La Malanoche (Michele Catalano, Pierluca Zanda)

Se nell’azione il racconto è scarno, i registi e la produttrice/sceneggiatrice Lara Limongelli ne aprono il respiro lavorando sui piani temporali e i punti di vista. La vicenda è infatti suddivisa in due parti: la prima in reverse, che comincia appunto con la morte del protagonista e procede a ritroso, la seconda, più tradizionale, che segue la quotidianità della comunità. Le due traiettorie si congiungeranno prima dell’ultimo capitolo.

A queste immagini, si affianca poi il footage realizzato dal protagonista, che dovrebbe assolvere alla funzione catartica del sacrificio: al centro del video-album vi è infatti la relazione apparentemente invisibile tra la comunità di emigrati, costretta in un rifugio di fortuna (un capannone abbandonato a Latina), e gli autoctoni, spettatori non troppo interessati nelle loro comode case.

Francesco De Leo – La Malanoche (Michele Catalano, Pierluca Zanda)Francesco De Leo – La Malanoche (Michele Catalano, Pierluca Zanda)Francesco De Leo – La Malanoche (Michele Catalano, Pierluca Zanda)Francesco De Leo – La Malanoche (Michele Catalano, Pierluca Zanda)

La Malanoche diventa così non solo un’esplorazione dello squilibrio tra minoranze e cultura dominante – la piccola comunità, costretta in una condizione di povertà, che sacrifica un membro sull’altare di una vaga e illusoria libertà -, ma anche una riflessione sullo stato dell’immagine contemporanea che, moltiplicata all’infinito da schermi onnipresenti, perde completamente di valore, lasciando gli spettatori indifferenti nonostante la tragicità del filmato.

Ciò che rimane sono allora alcune immagini pubblicitarie, rielaborate attraverso dei glitch, che attraversano l’opera spesso in modo improvviso. Sono come frammenti di inconscio collettivo, di un sogno illusorio, che riaffiora quasi fosse il motore della vicenda: un benessere mitico, la falsa promessa che rappresenta l’orizzonte dei personaggi.

Francesco De Leo – La Malanoche (Michele Catalano, Pierluca Zanda)Francesco De Leo – La Malanoche (Michele Catalano, Pierluca Zanda)

Un video album disilluso, di un pessimismo più serioso rispetto alla musica dream pop di De Leo, ma dove affiorano però tutti gli elementi disposti da Catalano e Zanda: la società multietnica, la tossicità, l’immaginario televisivo-pubblicitario anni ’80-’90. Coerente dunque anche la coda conclusiva, dove in una ripresa di fortuna si vede una cornacchia cibarsi di un malcapitato piccione.

In conclusione, La Malanoche è un lavoro che si distacca per originalità, ambizione e complessità. È un’operazione insolita, esteticamente contundente e piuttosto lontana dagli stilemi audiovisivi che investono l’It Pop, che non avrebbe sfigurerato come installazione video-artistica. Per questo ne lodiamo il coraggio e speriamo ottenga la visibilità che merita.

 

Il nuovo video di Francesco De Leo, Heroin Chic, è diretto da Michele Catalano e Pierluca Zanda: da un lato abbiamo una microstoria su un ragazzo in overdose (interpretato da Ibrahim Keshk), dall’altro vecchie vhs pornografiche rovinate,che presentano curiosi effetti estetici assolutamente adatti ad illustrare il brano, cantautorato rarefatto dalla vena psych-folk.

Il promo è stato seguito l’indomani dal brevissimo Andiamo a rischiare la vita, che ne rapppresenta una specie di prequel:

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