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Giorgio Calace


20) Ministri – Fumare (Marcello Calvesi)
I Ministri hanno deciso di omaggiare l’unico pezzo rimasto fuori dall’ultimo disco con un videoclip capace di donare al tutto una dignità propria, un vero e proprio omaggio al cinema noir anni ’40, mettendo in scena probabilmente il miglior bianco e nero del 2018. Marcello Calvesi viene dal mondo del cinema e si vede (è stato aiuto regia in Non essere cattivo di Claudio Caligari e in due film di Cosimo Alemà), essendo entrato però nella scuderia di Borotalco.tv (casa di produzione video piuttosto importante) sentiremo ancora parlare di lui prossimamente. (AF)



19) Subsonica – Respirare (Donato Sansone)
Forse il 2018 sarà l’inizio di una collaborazione lunga e proficua, ovvero quella fra la storica band torinese dei Subsonica (da sempre molto attenti e desiderosi di sperimentare in campo audiovisivo) e Donato Sansone, regista eclettico con una predilezione per gli effetti digitali, i videoritocchi ed un certo gusto artistico, come ampiamente dimostrato in Respirare e Bottiglie rotte. (AF)



18) Gazzelle – Tutta la vita (Jacopo Farina)
Tutta la vita rappresenta la summa del discorso (est)etico che Jacopo Farina ha portato avanti quest’anno con video anche molto diversi come Le Muse per Francesco De Leo o Jesse James e Billy the Kid per i Baustelle (ma possiamo metterci dentro anche Turbo/Attraverso lo specchio di Cosmo del 2017). Dentro il club di questo videoclip, quello che va in scena è un ritratto generazionale e sociale: un milieu multietnico, sessualmente aperto e un po’ decadente. (AR)



17) Gigante – Tempesta (Balto)
Alberto Mocellin, vero nome del videomaker Balto, quest’anno si è dato parecchio da fare, sia in solitaria sia in coppia con Gianvito Cofano (come collettivo Acquasintetica, autori tra le altre cose del notevole Balloon per gli Inude).  Tempesta girato per il cantautore pugliese Gigante rappresenta la sua produzione migliore, una bella storia dal taglio cinematografico, con un protagonista perfetto per il ruolo. Sicuramente nel 2019 lo rivedremo in azione, da solo o come collettivo poco importa. (AF)



16) Sorrowland – Facebook (Danilo Bubani)
Il collettivo artistico Sxrrxwland è uno dei progetti più interessanti del 2018, che unisce musica, illustrazione, fotografia, fashion design e styling. In tutto questo il video di Facebook girato da Danilo Bubani dello studio creativo Land HO è un perfetto biglietto da visita: le location minimali, i colori freddi e le luci al neon riescono a trasmettere in maniera chirurgica le sensazioni volute, definendo in pochi minuti l’universo della band e i suoi contorni visivi.

Un’annata piuttosto impegnativa anche per lo studio romano di Bubani, autori del divertente Missili per Frah Quintale, di Fantino per Capibara e di Martelli per Gazzelle. (AF)

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Il video di Santa Roma si apre e si chiude fra le nuvole tridimensionali di un cielo azzurrissimo, luogo ameno e ideale, da cui scaturiscono le visual 3d di Karol Sudolski, qui montate dal sodale Giorgio Calace. L’ottimo lavoro per Capibara, dove sacro e profano si fondono – letteralmente – in un magma di collage e scansioni 3d, conferma il duo milanese tra le realtà più interessanti della videmusica italiana.

«L’idea fondamentale del video era quella di rappresentare una sorta di “tuffo” nel delirio romano, incrociando il classico con il sacro, il profano e lo street, con accento sul sacro che degenera in profano», spiega Sudolski a Rockit. «I luoghi ritratti – prosegue il regista – sono i Musei Capitolini, le basiliche di San Pietro e Paolo e San Paolo Fuori le Mura in Vaticano, la Centrale Montemartini, il Porto Fluviale, l’EUR».

Qui sopra trovi la playlist Youtube dei 15 migliori video di marzo, scelti dalla nostra accurata selezione quotidiana.

Abbiamo 8 videoclip da tutto il mondo, dalla Polonia all’Argentina, passando per Francia, Stati Uniti e via dicendo. Il loop la fa da padrona, con diversi video giocati attorno alla ripetizioneFlary, Over and Over e Ice Teens. Interessante notare anche come ben tre video vedano al centro una coppia padre e figlio/a, segnati diversamente dalla scomparsa della madre, “assenza, più acuta presenza” nei video di Peupleraie, Reign e Luzapris. Infine, abbiamo apprezato particolarmente anche la psichedelia spensierata e allegrotta dei Crumb e il conturbante femminismo cyberpunk di Easy to Do.

Sei sono invece i lavori che abbiamo scelto dall’Italia, per un mese particolarmente ricco di uscite di rilievo. Abbiamo cominciato con il secondo promo dei Ground’s Oranges per The Zen Circus (uscito lo stesso giorno di un altro buon lavoro, Veronica N.2 dei Baustelle), seguito a poca distanza dall’interessante Gli Uomini Hanno Fame di Andrea Laszlo De Simone (qui puoi leggere la nostra intervista al co-regista Gabriele Ottino). Più avanti troviamo Muse di Francesco De Leo, diretto da Jacopo Farina che c’ha raccontato un po’ il dietro le quinte di un video intimista, con un tocco psichedelico-casalingo che se condivide l’attitudine del già citato Locket, effettua scelte stilistiche radicalmente differenti, ma non per questo meno affascinanti.

I neon sono al centro di due video completamente diversi: Andrea Poggio è protagonista di una «passeggiata sintetica» nel mondo digitale dei sempre bravi Giorgio Calace e Karol Sudolski (Miraggi metropolitani), mentre Elenoir debutta nei panni di un angelo della morte (o meglio, del suicidio) in un video notturno ed elegantissimo diretto da Cristiano Pedrocco. Infine, le montagne russe emozionali del teenager travestito di Hollywood Pompei, video (dei Trilathera) e brano (dei Manitoba) entrambi dal gran tiro.

LINK ALLE NOSTRE SCHEDE

***Mondo***

PRO8L3M – Flary (Piotrek Matejkowski)
Bipolar Sunshine – Easy to Do (Matilda Finn)
Crumb – Locket (Haoyan of America)
Clement Froissart – Peupleraie (Thibault Dumoulin)
Jack White – Over and Over and Over (Us)
Motorama – I See You (Kinopravda)
Overwerk – Reign (Lasse Noer, Lasse Tvilum Toft)
Maud Geffray – Ice Teens (Thomas Vernay)
La Invasión – Luzparis (Astor Schiantarelli)

***Italia***

The Zen Circus – Il fuoco in una stanza (Zavvo Nicolosi)
Andrea Laszlo De Simone – Gli uomini hanno fame (Sans, A L De Simone)
Francesco De Leo – Muse (Jacopo Farina)
Andrea Poggio – Miraggi metropolitani (Giorgio Calace e Karol Sudolski)
Elenoir – This War (Cristiano Pedrocco)
Manitoba – Hollywood Pompei (Trilathera)

Giorgio Calace e Karol Sudolski firmano il primo video di Andrea Poggio, ex frontman dei Green Like July.  Il promo ci mostra l’autore in un continuo andirivieni in uno spazio astratto, digitale, dove fanno capolino solo delle semplice luci al neon.

Poggio ha presentato il lavoro con queste parole :  «Una passeggiata sintetica in costante bilico tra paesaggi urbani e aspirazioni romantiche, dove insegne al neon, vagoni della metropolitana e passanti indaffarati si susseguono e si dissolvono nel tran tran quotidiano tra i marciapiedi sospesi di una città rarefatta e immateriale».

Che anno è stato per il videoclip italiano? Complessivamente positivo, magari non tale da farci parlare di risorgimento, ma sono arrivate importanti conferme da un manipolo di videomaker che, siamo convinti, daranno ancora molti frutti in futuro. Fuori dall’indie – inteso qui come un calderone generico che contiene tutta la musica italiana extrasanremese, extratalent, extraligabuevascorossi (eh sì, siamo ancora lì…) – la situazione rimane però drammatica. Facciamo nostre le parole di Francesco Lettieri:

I video mainstream italiani sono di un livello bassissimo, girati completamente a cazzo di cane (passatemi la volgarità), senza un minimo di gusto e competenza. Mi chiedo come sia possibile e l’unica risposta è che è proprio quello che si meritano. Il pop italiano è indecente (da Mucchio Selvaggio, settembre 2017, p.48)

La classifica che segue, al di là delle gerarchie che, come è ovvio, lasciano il tempo che trovano, restituisce una fotografia abbastanza precisa dello stato del videoclip italiano. La qualità media di questa lista, ammettiamolo, non è alta: la maggior parte dei video sono discreti, ma poco altro. I video di valore sono infatti le eccezioni che confermano la regola di un settore asfittico, che paga e pagherà ancora a lungo non tanto le ristrettezze economiche, ma soprattutto la pressoché totale assenza di una cultura videomusicale.

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