SKoM feat. Simona Norato – Nuddu Ca Veni (Giovanni Tomaselli)

Nuddu Ca Veni (Nessuno che arriva) è un brano scritto due anni or sono dai toscani SKoM. Il testo originale è stato tradotto in siciliano dalla cantautrice Simona Norato, qui anche alla voce,  e racconta la storia di Polifemo e Ulisse (che in questo episodio dell’Odissea si fa appunto chiamare Nessuno), ma narrata dal punto di vista del primo. È impossibile però non scorgervi un riferimento diretto ai tanti naufragi che hanno segnato il canale di Sicilia in questi ultimi anni («Nuddu ca veni/Ntra mentri ca la navi affunna»; nessuno che arriva, poi all’improvviso una nave affonda).

Ad un certo punto irrommpe anche una maledizione, lanciata da Polifemo che invoca Nettuno gridando: «Patri di lu mari/Affunnali/A sti sbinturati/ca mi percianu e s’ammuccianu» (Padre del mare/Affondali questi disgraziati/Che mi colpiscono e si nascondono). Versi che suonano tristemente attuali, ricordando in modo davvero sinistro la rabbia cieca di certa parte dell’opinione pubblica nostrana.

Per quanto riguarda la clip, il frontman Gianluca Grementieri, probabilmente convinto dai precedenti lavori dei Cinepila, ha deciso di affidare il video a questo collettivo catanese. Diretta e montata da Giovanni Tommaselli, la clip va di pari passo con le lyrics nel fluttuare tra attualità, mito e sogno. Se infatti la scena si apre su un naufrago africano, che ci ricorda appunto le cronache drammatiche di questi ultimi anni, questi lo troviamo in uno studio completamente nero, che ne astrae e universalizza la vicenda.

Di lì ne sugue un percorso caotico e sfaccettato con una galleria poliedrica di volti, incontri, strappi e aperture, che ricorda lo stile esoterico ed ellittico del precedente Cirasa di Jinnaru. Il protagonista è dapprima immortalato da una folla che filtra tutto ciò che vede con uno smartphone, dopodiché si incontra con una maschera africana, che scatenerà i passaggi più surreali del promo.

In questa seconda parte del video, dove dall’acqua passiamo al fuoco come elemento centrale, troviamo quella che potrebbe essere una sirena – e la cui coda si confonde con le coperte termiche di emergenza -, lo stesso Ulisse, un uomo bendato e una signora anziana di difficile collocazione. Nuddu ca vieni si qualifica così come un testo volutamente aperto, strategicamente avvolto nel mistero, in definitiva sospeso tra la possibilità di un incontro, di una identificazione nell’altro, e lo sbraitare di un cane. Il videoclip si conclude poi sugli occhi chiusi del protagonista: è tutto un sogno, un viaggio appunto.