Classifiche 2018: La TOP 20 – ESTERO di Alessio Rosa


15 – Hurray for the Riff Raff – Pa’lante (Kristian Mercado Figueroa)

Kristian Mercado Figueroa solitamente si firma solo come Kris Merc e realizza perlopiù clip in cui effetti speciali, spesso lo-fi, e animazione hanno un peso specifico preponderante. Per questo lavoro, ha invece deciso di firmarsi per completo, optando per uno stile completamente diverso, più dimesso e realista. Pa’lante è un piccolo film, un affresco e un omaggio ai portoricani, che oscilla tra documentario e dramma famigliare.

Pa’lante
è un lavoro audiovisivo ibrido di impegno civile e politico, ma che ha il merito di non appiattirsi nell’invettiva, per quanto non manchi di retorica. Mercado Figueroa è stato abile a conferire un’atmosfera epica, ma non pedante al racconto, che è davvero ben realizzato, di respiro cinematografico.


14 – LCD Soundsystem – oh baby (Rian Johnson)

Bellissima sortita di Rian Johnson (Looper, Star Wars – L’ultimo Jedi) nel videoclip: per una band d’eccezione come gli LCD Soundsystem, arruola un cast d’eccezione (Sissy Spacek e David Strathairn) e mette in scena una bellissima e commovente storia d’amore in terza età, ma con tinte fantascientifiche. Hollywoodiano nel midollo, oh baby è un altro inattaccabile piccolo film.


13 – Dolphin – 387 (Lado Kvataniya)

Lado Kvataniya è fra i miei registi preferiti (qui l’intervista di qualche mese fa), 387 è il suo ultimo lavoro pubblicato ed è un toccante racconto distopico, tra 1984 e Fahrenheit 451, ma con tutto il retroterra culturale e storico dell’esperienza socialista sovietica. Ed è un po’ come se Tarkovskij avesse girato un film noir nella Hollywood classica dopo essere cresciuto a film d’azione anni ’80-’90. Chiaro, no?

Il regista russo ha girato quest’anno anche altri lavori: Orpheus è una specie di Blade Runner formato mini, dal design derivativo, ma comunque impressionante; Judas è invece una variazione sul tema musica come droga, realizzato con un linguaggio ibrido tanto nei materiali ché nei generi di riferimento, adattandosi perfettamente all’hip-hop sporco e diretto di Husky, recentemente salito agli onori della cronaca per un breve arresto in odore di censura.


12 – Mitski – Nobody (Christopher Good)

Christopher Good veste i panni di un novello Gondry (o perché no, di un Lynch sotto xanax) in questo coloratissimo lavoro per Mitski. La ricerca di sé e le inquietudini della vita di tutti i giorni affollanno le lyrics del brano e il sogno rivelatore della protagonista, ma le note funky del piano danno calore – e, appunto, colore – alla vicenda, alleviandola e conducendola verso la commedia, dove Mitski si muove a suo agio con un’ottima interpretazione.


11 – Bipolar Sunshine – Easy to Do (Matilda Finn)

Tutt’altra atmosfera in questo gotico Easy to Do. Matilda Finn deve avere amato film come Fight Club e Il Corvo, con cui probabilmente è cresciuta. In questo lavoro per Bipolar Sunshine, quelle stesse atmosfere convergono con un immaginario cronemberghiano e steam-punk (c’è pure una colomba bladerunneriana). Il risultato, in assenza di una parola migliore, è una bomba. Da non perdere anche l’altro lavoro di Finn girato quest’anno, ovvero For What It’s Worth per il rapper old-school Jay Rock.