Classifiche 2018: La TOP 20 – ESTERO di Alessio Rosa


20 – Boston Bun feat. DVNO – Spread Love (Paddington) (Simon Cahn)

Il video più spassoso dell’anno è rappresentato da questa improbabile vicenda che vede protagonisti una donnola e il suo padrone. Una storia di ascesa e caduta raccontata con mirabile abilità, inanellando gag perfette una dopo l’altra fino al colpo di grazia finale. Non mi stanco di guardarlo.

Sullo stesso genere, da segnalare assolutamente il pirotecnico Magenta Riddim (Vania Heymann e Gal Muggia per DJ Snake) e Back and Forth (Finn Keenan per MK).



19 – Diamond Terrifier Cipher – Action Fortress (Art Camp)

E il premio di montaggiazzo dell’anno va a Jos Dias Contreras e Santiago Carrasquilla, aka Art Camp, con questo lavoraccio per Diamond Terrifier Cipher. I due hanno setacciato diversi archivi di università e istituzioni statunitensi alla ricerca di fotografie utilizzate negli anni Novanta per testare l’intelligenza artificiale nel riconoscimento delle immagini. Il risultato è quest’opera ipercinetica ed elettrizzante che per quanto mi riguarda possiamo già mettere in qualche museo.

Altri montaggiazzi importanti: sicuramente lo studio psichedelico del volto umano realizzato da Kevin McGloughlin per Max Cooper in Lovesong, ma anche l’italiano Trappist 1 E, lavoro di Gabriele Ottino per il duo Tomat Petrella. Di tutt’altro genere, ma degnissimo di una menzione Catenaccio realizzato dallo spagnolo NYSU per il suo progetto musicale Jessica.

Fuori categoria, quel matto di Frank Lebon: Sky World è un trip che ti raccomando, ma anche il più pop Sundress non è da meno.


18 – Carnage, Steve Aoki feat. Lockdown – Genocide Plur (The Sacred Egg)

Mettere insieme gli angioletti degli affreschi rinascimentali e una rissa tra gang di tatuatissimi criminali vale la 18^ posizione. I The Sacred Egg si confermano fra i registi più visionari, con la loro incontrastata abilità nel creare immagini tanto assurde quanto potenti.


17 – Prism Tats – Daggers (Jonny Look)

«What’s up with the knife?»

Jonny Look è un altro di quei registi assurdi che è impossibile non amare. Daggers è un mockumentary in lo-fi sul presunto fratello del frontman, che scopriamo essere un improbabile quanto abile e ossessionato lanciatore di coltelli. Il crescendo grottesco e nonsense ci incolla al video, mentre la parte playback è perfettamente integrata nella narrazione. Insomma dietro una stupidaggine come questa c’è anche tanta, ma tanta classe.

Look ha diretto anche il più elaborato Getting in a Van per i Fruit Bats: si tratta di un altro finto documentario, ma dura 10 minuti ed è la parodia del making of di un album.

C’è poi un altro alfiere americano del non-sense un po’ à la Sundance che va assolutamente citato: si tratta di Nick Roney. Quest’anno anche lui ha infilato una doppietta niente male con Miss Smith e Material. Rivedetevi anche questi va’.



16 – PRO8L3M – Flary (Piotrek Matejkowski)

Dalla Polonia con amore, Piotrek Matejkowski propone la storia di un suicidio impossibile, in una narrazione che vede tre storie quasi identiche procedere allo stesso tempo. Il protagonista di Flary continua infatti a buttarsi incessantemente dal tetto di un palazzo, come incastrato in un loop che neanche Bill Murray in Ricomincio da Capo. Infatti, una volta a terra, il protagonista si rialza ed entra in un club. “Open 24h” si legge sull’insegna luminosa…