Di naufragi interiori e personalità multiple. Intervista a Gabriele Ottino


Fra i più singolari e interessanti lavori italiani degli ultimi mesi, figurano sicuramente due  videoclip di Andrea Laszlo De Simone. A Vieni a salvarmi avevamo addrittura attribuito il secondo posto nella nostra top 20 italiana del 2017, mentre il recente Gli uomini hanno fame ha catturato subito la nostra attenzione. Due video che, pur presentando alcune profonde differenze, trasmettono le medesime idee stilistiche e questo nonostante siano il prodotto di più menti. Infatti, la regia dei lavori è attribuita al cantautore torinese così come a Gabriele Ottino e Paolo Bertino (i due si firmano col nome di Sans, ma se ne parlerà più avanti). Incuriositi da tutto ciò, siamo andati a fare qualche domanda a Ottino, che si è rivelato da subito disponibile e piuttosto loquace.

Ciao Gabriele, come stai? Cosa stai facendo in questo momento?

Ciao Videoclip Italia! Sto bene, ieri mi sarei ucciso, oggi mi sembra sia tutto possibile. Infatti alla fine non mi uccido mai, non si sa mai. In questo momento sto facendo 10 cose contemporaneamente. Tra queste: rispondere a te, preparare una fattura, editando un video, ascoltando musica, rispondendo a messaggi sul cellulare, mangiando e bevendo e sopratutto sognando di riuscire ad ottenere una location che sto puntando come un segugio.

Sei un artista poliedrico, regista e musicista (Niagara, Spime.im, Gemini Excerpt, Acragacoa), ma anche parte di collettivi artistici multidisciplinari (Superbudda). Puoi spiegarci in particolare come ti sei formato nel settore audiovisivo e come sei arrivato a girare videoclip?

Ecco, mi sembra più adatto schizofrenico che poliedrico. Ho due anime fondamentali ed innumerevoli satellitari. Le due fondamentali si possono riassumere in musica e video arte. La prima è quella passionale, istintiva entusiasmante e dolorosa. La seconda è quella più ponderata, razionale. La prima si è nutrita di devozione e sacrificio, la seconda è frutto di studio ( ho frequentato il liceo artistico e concluso con una laurea all’ Accademia Albertina di Belle Arti di Torino ). Le due anime ovviamente non fanno altro che dialogare ed influenzarsi costantemente; in alcuni casi decidono di invitare anche le anime satellitari e fanno delle orge di pensiero caotico. Questi sono i momenti in cui l’ azione non fa per me e l’ unica salvezza possibile è la contemplazione.

Per quanto riguarda il videoclip diciamo che ci sono rimasto incastrato, ma non mi dispiace affatto perché è sempre stata una mia passione. Sono cresciuto con la scuola Gondry/Cunningham/Jonze chiedendomi “ma questo come l’avranno fatto?” e cercando di rispondermi. In seguito, dal momento che per vari progetti musicali che ho avuto nel tempo servivano sempre 2 o 3 video per promozione, li ho quasi sempre curati io. Ho iniziato in un periodo nel quale i mezzi tecnici a portata di un comune studente dell’accademia facevano realmente la differenza. Quindi mi sono da subito concentrato sul senso di quello che stavo facendo e meno sulla forma. Anzi la forma era volutamente ed esageratamente deforme. Poi sono arrivate le prime reflex e Paolo Bertino (giovane regista che ha curato la fotografia nella maggior parte dei miei lavori da regista). Il mezzo tecnico e la maniacalità formale di Bertino hanno apportato rigore estetico ai miei lavori, donandogli una freschezza che non avevo mai sperimentato prima. Dopo alcuni videoclip di autocompiacimento estetico (del tipo: “minchia che figo facciamo i videoclip come i pro”) siamo tornati al senso ed alla ricerca di un nostro linguaggio.

Raccontaci del tuo rapporto con Andrea Laszlo De Simone. Come vi siete conosciuti e come siete arrivati a collaborare insieme?

Il mio rapporto con Andrea Laszlo De Simone è saltuario ma molto fruttifero. Nella vita di un creativo ci sono persone con cui ti trovi particolarmente bene a creare e giocare. Andrea è una di queste, non abbiamo mai costruito cose durature assieme pur condividendo la passione della musica e del videomaking. Scopiamo bene ma non ci siamo mai fidanzati. Poi da quando è diventato un triangolo con Paolo Bertino non può che essere una relazione aperta. Con quest’ultimo da pochissimo abbiamo deciso di buttare tutto ciò che facciamo assieme sotto il cappello di Sans. Lavoriamo assieme dal 2012 e molto spesso i ruoli che ricopriamo per la realizzazione dei videoclip sono innumerevoli e si sovrappongono. Per semplicità d’ ora in poi sarà: un video di Sans. In realtà c’è un terzo Sans, ma vuole rimanere anonimo.

La regia dell’ultimo video è attribuita al cantautore e a Sans, ovvero lo pseudonimo che usate in coppia tu e Paolo Bertino. Il lavoro precedente (Vieni a salvarmi) invece ti vedeva affiancato dal solo De Simone. Com’è lavorare con più persone alla regia: quali processi decisionali avete adottato?

In Vieni a Salvarmi abbiamo praticamente cucito due immaginari che si incastravano perfettamente l’uno sull’altro, anzi l’uno rafforzava l’altro. È stato semplicissimo dargli forma. Io avevo in mente l’immagine di questo naufrago alla deriva che non vuole essere salvato. Andrea credo avesse in mente qualcosa di simile all’omino della coscienza. Per tutto lo svolgimento del videoclip non abbiamo fatto altro che farli comunicare tra loro. Diciamo che, a parte qualche leggerissima forzatura che ci ha richiesto un microscopico sforzo mentale, i due hanno comunicato da soli e noi abbiamo preso appunti. Abbiamo perso tantissimo tempo a cercare e a scegliere il volto giusto per interpretare il solo protagonista. Lui si chiama Sergio Rubino (e non Rubini) e ci ha fatto sognare con la sua interpretazione. L’ abbiamo sottoposto a grande stress, lui è stato al gioco. Durante le fasi di finalizzazione del videoclip dei malviventi hanno rapito e tenuto in ostaggio una famiglia che sta esattamente al piano sopra di noi. Noi non ci siamo accorti di nulla. Fortunatamente loro ora stanno bene.

Il flusso indistinto di immagini su cui si chiude Gli uomini hanno fame è lo stesso su cui inizia Vieni a salvarmi. Dobbiamo quindi considerare questo ultimo videoclip come un prequel? Avete lavorato ai due video separatamente o questo legame era premeditato, pensato dal principio?

I due video sono ovviamente legati. Poco prima dello shooting di Vieni a Salvarmi, una sera incontrai Andrea che mi disse: “è da una vita che voglio fare il video di una partita cancellando il pallone”. Dopo un primo moto di gelosia per l’idea geniale che aveva avuto, io gli ho detto: “cazzo, facciamolo!”. Con l’idea del parto di un possibile futuro capolavoro abbiamo iniziato lo shooting di Vieni a Salvarmi. Quindi si. Abbiamo cercato di inserire elementi che richiamassero al video che stavamo per andare a fare, ma senza esagerare perché non avevamo la certezza di farlo! E invece l’abbiamo fatto e la prima volta che sono riuscito a vederli uno di seguito all’altro sono rimasto incantato da tutte le connessioni tra i due video alle quali non avevo ancora pensato. Il mio vero personale fallimento in tutta l’ architettura che unisce i due video è che avrei voluto palesare che sì l’inizio Vieni a Salvarmi coincide con la fine de Gli Uomini Hanno Fame, ma anche la fine di Vieni a Salvarmi dovrebbe (più evidentemente) coincidere con l’ inizio de Gli Uomini Hanno Fame. Un loop infinito. Queste cose mi riempiono il cuore.

La partita di calcio senza pallone è davvero un’idea fortissima. Quanto avete dovuto smanettare per portare a termine l’impresa?

In realtà ha fatto tutto Donato Canosa. Lui è un documentarista (forse riduttivo definirlo così, pure lui è un poliedrico=schizofrenico ) e spesso collabora con noi. Lui è quello che chiamiamo quando abbiamo bisogno di effetti speciali particolarmente elaborati. Lo conosco dal Liceo, abbiamo fatto lo stesso percorso di studi, siamo ottimi amici. Questa non avrei mai dovuto fargliela. È impazzito a cancellare quel pallone. Vedeva palloni anche quando chiudeva gli occhi. Ne approfitto per ringraziarlo pubblicamente, mi spiace che tu abbia perso decimi a causa nostra.

Al di là della struttura a loop (un vero e proprio circolo vizioso) dei due video, mi incuriosisce quando parli di connessioni a cui non avevi pensato. Personalmente mi hanno colpito di più le differenze.

I due videoclip hanno molti punti in comune e molti elementi opposti, hai ragione. Quando abbiamo pensato al video de Gli uomini hanno fame ne abbiamo parlato proprio in termini di “negativo” di Vieni a salvarmi. In origine, anche i testi hanno un approccio molto diverso: Vieni a salvarmi è molto più intimo ed al contempo più “urlato”, mentre Gli uomini hanno fame sembra più un’analisi fredda e distaccata, però sussurrata all’orecchio quasi come fosse una ninnananna dai risvolti atterranti, ma cantata per tranquillizzarti e darti conforto. Come per dire: “sei circondato dalla merda ma non sei solo!”. Consolazione amara.

Nel primo abbiamo un eroe, un Ulisse che vuole morire. Anche se ha tendenze suicide, è un personaggio positivo e non importa quale sia il suo fine e cosa l’abbia portato fino a lì, viene comunque spontaneo empatizzare con lui; come se fosse una voce che risiede in tutti noi al momento di un qualsiasi naufragio interiore. Lui però sceglie, per questo ci piace, mi piace. La sua passività è in realtà una attiva presa di posizione: LASCIATEMI MORIRE! Mentre ne Gli uomini hanno fame il vero protagonista è questo blob/repertorio di orrori filmati che tiene incollato il buon Andrea Laszlo De Simone futuro e passato (cioè suo padre, che approfitto per ringraziare del suo stupendo apporto attoriale). L’uomo è inerme di fronte agli orrori perché qualcos’altro lo cattura, lo ipnotizza. Accetta passivamente tutto quello che gli passa davanti agli occhi senza riuscire ad avere la forza di prendere una vera e propria posizione. Magari si emoziona, si disgusta o si addormenta ma continua comunque a rimanere lì di fronte. Lui non è un eroe, lui è un qualunquista, lui è un uomo come tutti noi che sopravvive.

Non avete avuto paura di risultare un po’ datati puntando il dito contro la televisione?

In realtà lo stai facendo tu! Io amo la TV! Se ci pensi era così innocua rispetto ai nuovi mezzi di circonvenzione di incapaci, molto meno subdola. Io punto il dito contro l’ uomo e subito dopo lo abbraccio.

Se potessi scegliere, per quale artista gireresti un videoclip?

David Bowie, ma la vedo difficile. Tra i vivi Arca forse, ma è già messo bene con Jesse Kanda.

Videoclip preferito/i?

Come si fa?! The Chemical Brothers – Let Forever Be di Gondry è sicuramente uno tra i miei preferiti. Sigur Rós – Fjögur píanó di Alma Har’el è un capolavoro. Amo i CANADA e Tom Kuntz. Di più vicini a me gli amiconi Is Tropical devo ammettere che hanno fatto 2 o 3 video spaccaculi! Dancing Anymore sopra tutti, ma anche quello dei bambini che giocano a spararsi è un piccolo capolavoro [The Greeks, diretto dai Megaforce come anche il sopracitato Dancing Anymore, ndr]. Ecco basta, ne vorrei dire altri 2000 ma mi fermo.

Dove ti vedi nel futuro? Ho letto in un’intervista che vuoi fare il regista di film, quelli “veri”: è ancora così?

È da un po’ che ci penso. Spero di non vedermi ancora qui a pensarci nel futuro.

E più nell’immediato, invece, cosa dobbiamo aspettarci dai Sans?

Grandissime cose. Stay Tuned!