Un incubo «bellissimo». Intervista a Giada Bossi

Bellissimo per Ghemon è uno dei video che più ci ha colpito in questo inizio 2018. Non potevamo non rivolgere alcune domande alla regista, la giovane Giada Bossi.

Ciao Giada, come stai? Cosa stai facendo adesso?

Ciao Alessio, bene grazie.  In senso stretto sono le 22.30, sono sdraiata su una branda in una clinica in mezzo al nulla tenendo d’occhio mio fratello quattordicenne che non scappi dalla stanza. Qui, ora mi sento in pace.

Com’è nata la collaborazione con Ghemon?

Sono stata contattata da Marco di Macro Beats quest’estate per un altro videoclip che purtroppo non è andato in porto. In realtà poi Gianluca (Picariello, in arte Ghemon, ndr) mi ha confessato di aver chiesto a Mecna il permesso di contattarmi per il video, tipo permesso di uscire con la sorellina minore, la cosa mi ha fatto sorridere. Era Luglio, ero nel mezzo della corsa folle a chiudere tutti i progetti prima delle vacanze. Avevo tirato in ballo un’idea che mi stava a cuore e coinvolgeva una delle persone a me più care, mio fratello, in un progetto che stavo macinando da un po’. L’idea è piaciuta e siamo riusciti a incastrare il tutto in pochi giorni. Due giorni prima di girare però mio fratello ha avuto un incidente gravissimo. È stato un fulmine a ciel sereno. Ora, dopo mesi di cure è qui davanti a me più che sveglio, e tutto sta andando a posto. È stato un momento devastante e il progetto è chiaramente stato messo da parte. Oltre alla massima comprensione e sostegno da etichetta e management, Gianluca ha preso la cosa a cuore ed è una delle tantissime persone che mi sono state vicine e che non finirò mai di ringraziare. Ci siamo detti “alla prossima”, ed eccoci qua.

Da dove arriva l’idea per il video? Hai scritto tu il soggetto?

Bellissimo parla del momento preciso in cui sei in balia degli eventi e di te stesso ed improvvisamente decidi di fermarti e iniziare a godertela. Da piccola facevo spesso incubi ricorrenti di motorini senza guidatore che mi inseguivano, di salire su una macchina e partire senza poterla fermare. Li ho fatti per anni, poi a un certo punto sono riuscita a smettere di scappare, girarmi, salire sul motorino e scendere dalla macchina e non ne ho più fatti. Ricordo una sensazione di sollievo stranissima. Lo spunto è nato un po’ da lì. Serviva un video dinamico che stesse dietro alla canzone. Gianluca si era detto disponibile a mettersi in gioco con la recitazione e ho iniziato a pensare a un soggetto che lo vedesse protagonista.  Ho buttato giù questo e insieme altre 3/4 idee diverse ma ho proposto la prima a Gianluca e non c’è stato neanche bisogno di accennare le altre.

In generale quanto conta il budget in un videoclip secondo la tua esperienza?

Il budget conta, molto. Quando mi viene richiesto un videoclip chiedo sempre quale sia il budget. Sono convinta che ci siano video stupendi girati in modo tecnico ineccepibile con del budget sostanzioso e altri altrettanto belli girati con nulla in termini di mezzi molto poveri. Ci sono contenuti che si possono raggiungere solo con un cellulare e idee che hanno bisogno di una troupe e di un set up produttivo per stare in piedi. Che in Italia non ci sia budget per i videoclip in generale lo sanno anche i muri, io la prendo come una sfida: trovare l’idea giusta per il brano, per l’artista e che sia realizzabile con i soldi che ci sono. Se non riesco a trovarla, rifiuto. Poi va a finire sempre che, a costo di fare le cose fatte bene, si investano i fee in noleggi e spese di produzione e tecnici. Per questo video non eravamo pochi, ringrazio Basement, Tommaso (Terigi, il dop, ndr) e tutte le persone che ci hanno lavorato e si sono fatte in quattro per me per poco e nulla in modo impeccabile; spero di non doverle deludere mai. È una responsabilità.

Raccontaci un po’ di te. Come sei diventata una regista di clip?

Ho iniziato da qualche anno, sono classe ’93, sono cresciuta in provincia di Varese. Dopo la maturità mi sono presa del tempo per capire cosa volevo fare, ho viaggiato parecchio e sono arrivata a Milano nel 2013 con le idee un po’ più chiare. Ho fatto un anno di filmmaking al Sae Institute e un anno di sceneggiatura alla Civica serale, che mi ha permesso di poter iniziare a lavorare da subito. È stata e sarà sempre l’esperienza più formante. Ho un imprinting da filmmaker quindi diciamo che mi so arrangiare anche da sola e l’ho fatto per un bel po’, ma mi sto orientando in una direzione più strutturata in cui posso delegare e avere più tempo e più testa per stare sulla regia. Credo nel lavoro corale, trovare persone di cui ti puoi fidare ciecamente e che concorrono ad arricchire quello che hai in mente. Questa cosa non è scontata, ma è la cosa più preziosa. Nei vari primi lavoretti, giri di contatti, ho avuto la fortuna di incrociare Joan Thiele, ormai 3/4 anni fa. Giravo un suo video live in studio. Eravamo una più timida dell’altra ma ci siamo trovate. È una persona meravigliosa e un’artista interessantissima. Sono iniziate le prime piccole collaborazioni fino al primo videoclip, Save Me.

Chi sono le tue figure di riferimento, i tuoi registi o, più in generale, artisti preferiti?

Continuo a cambiare gusti e cambiare riferimenti, ed estendendo il campo all’arte rischio di non chiudere più questa intervista. Ma parlando di videoclip i primi che mi hanno fatto innamorare e che ad oggi non sono ancora stati spodestati sono Khalil Joseph, Hiro Murai, Oneohtrix Point Never.

Progetti e obiettivi futuri?

Tanti, sono solo all’inizio. Ho la fortuna di essere circondata da persone e realtà che sono uno stimolo continuo. Parlo di Milano e anche dell’arma a doppio taglio che è questo periodo storico dove tutto è alla portata di tutti con una connessione internet. Quindi direi che il primo obiettivo è prenderla per il verso giusto e continuare a “studiare”, crescere e metabolizzare. È un mestiere ancora molto artigianale e quindi bisogna stare in campana, stare in bottega e andare avanti a lavorare con l’audiovisivo. Tra tutti è il linguaggio che mi è più immediato e comprensibile. Si tratta di comunicazione alla fine. Mi piacciono video e film che sono un pugno nello stomaco e una mazzata sulle gengive, che ti intrattengono e ti emozionano. Voglio arrivare un giorno a tirare anche io pugni nello stomaco e le mazzate sulle gengive.

Quali sono stati i tuoi video preferiti del 2017?

Tanti troppi. Non sono brava con le scelte assolute. I primi tre che mi vengono in mente

Creeping – Obongjayar
The Blaze – Territory
Young Thug – Wyclef Jean