I 15 migliori video di Ottobre 2017

Eccoci di nuovo al consueto recap mensile, dove la nostra esigente selezione quotidiana si assottiglia ulteriormente per offrirvi solo il meglio del meglio. Per ottobre, abbiamo scelto 15 video che spaziano fra generi e stili completamente diversi, a testimonianza della ricchezza e varietà espressiva che i videomaker di tutto il mondo sono in grado di proporci.

Non abbiamo però la pretesa di essere esaustivi: questo mese è stato particolarmente impegnativo e abbiamo faticato a seguire la stretta attualità delle uscite videomusicali. Per motivi di tempo non siamo riusciti a condividere diversi video meritevoli ed è pure probabile che qualcosa di importante ci sia scappato. Nel qual caso, cercheremo di rimediare nei prossimi giorni.

Ad ogni modo, vediamo con ordine cosa propone la nostra playlist ottobrina, a cominciare dalla laccatissima, ma ironica St. Vincent che con Los Ageless ha cambiato sì regista (è diretto da Willo Perron), ma ha seguito il solco estitico del precedente (e più riuscito) New York, mettendo alla berlina l’ossessione hollywoodiana per la giovinezza e la cura estetica.

Andarci piano col botulino

Dal pop (ma solo teorico: poco più di un milione di visualizzazioni in un mese per la cantautrice statunitense) ci muoviamo verso altri lidi. Parliamo di opposti: Dreamers vede Guillame Caignard e Virgile Texier affrontare gli amori adolescenziali con gli strumenti propri dei giovani protagonisti e così la meta-storia si sviluppa a colpi di snapchat e whatsapp, con ratio rigorosamente verticale; mentre Patrick Mason dirige con delicatezza e un taglio narrativo classico il dramma della terza età al centro di Sunscreen per Ira Wolf.

Ma a volte gli opposti possono ritrovarsi nello stesso video: come nell’ardito lavoro di Daniel Eceolaza, che ha fuso hip-hop e flamenco per SE / MI di Kid Simius feat. Kevin Colt, sicuramente uno dei lavori più interessanti del mese. In un certo senso, gli opposti si incontrano sotto forma di musical storico anche in Biggest Curse: la sudafricana Amy Allais torna sui tempi drammatici dell’apartheid, visto con gli occhi di un bambino nero, figlio di una domestica che, con gesti naturali e innocenti, mette in pratica una vera e propria forma di ribellione.

Flameno e Hip-Hop: chi l’avrebbe mai detto che poteva funzionare?

Sul fronte action, abbiamo due inseguimenti: dal gangster movie, diretto dal solito scatenato Romain Chassaing per Dizzee Rascal, una specie di giro del mondo in 80 chirurgie plastiche facciali, al what-the-f**k a colpi di coniglietti diretto da The Sacred Egg per Royal Blood. Notevole e pieno d’azione, ma con un taglio decisamente psicologico, anche il coming-of-age spettacolare diretto da Loic Andrieu per i KCPK: «la fine dell’innocenza» tra effetti speciali e citazioni alte.

Tra i video “esplosivi” quello più convincente arriva però dalla Olanda: Michael Middelkoop figura l’ira femminile – c’è di mezzo un cuore spezzato dal cantautore Midas – attraverso ripetuti zoom out che ritornano sempre al punto di partenza. Nel mezzo, si scatena la folle immaginazione omicida che la bionda protagonista cerca di tenere sotto controllo.

Mai fare arrabbiare una bionda

Spettacolare, ma più compassato nel ritmo e politico nel contenuto, il lavoro del nostro Marco Prestini per Tierra Whack. Il mumble rap – cioè il rap senza parole, ridotto ad uno sbiascico senza senso – diventa una seduta dal dentista. Questi stamperà un bel sorrisone sulla faccia della rapper, con più di qualche riferimento a certe pietre miliari degli anni Novanta (da Black Hole Sun dei Soundgarden, agli Skunk Anansie millenaristi di Lately). Il promo si distingue per la cura dei dettagli e la gestione dei tempi, con la svolta conclusiva del video tesa ad acclarare il significato politico dell’opera, lasciando scolpito un forte senso di angoscia sullo spettatore.

Angoscia che pervade anche il lavoro di animazione che abbiamo selezionato questo mese. Si tratta di un cartoon fantascientifico in stile anni Cinquanta, diretto dal francese Ugo Bienvenu. Dolly.Zero per Antoine Debarger non solo sposa alla perfezion i synth retrofuturisti dell’arrangiamento, ma conduce lo spettatore in un mondo inquientante dove dei cloni apparentemente felici ripetono all’infinito delle istruzioni che insensate.

Amore e violenza
E infine, l’intimismo. Quello dei protagonisti di Break My Senses, ad esempio, e quello dei registi Grant Singer e Young Replicant. Il primo, un lavoro diretto da Oleg Trofim per il cantautore moscovita Sirotkin, è un racconto generazionale e caleidoscopico; frammentario, ma coinvolgente; un trailer  emotivo, per così dire, in bilico tra amore e violenza, candore e brutalità.
Gli altri sono invece dei lavori estremamente personali proposti questo mese da due registi affermati e dallo stile consolidato. Singer ha proposto un trittico sconclusionato (nel senso buono del termine), inventivo e radicale in alcune scelte di messa in scena, girando Don’t Know Why per la sua band preferita, gli Slowdive. Young Replicant ha invece portato in video il suo stile fotografico, abbandonandosi ad una sinfonia di acqua e luce in 16mm, fatta di frammenti di vita quotidiana (Living, appunto) dove con delicatezza si innestano motivi surreali. Tu chiamala, se vuoi, poesia.