Franco, Ciccio e Kendrick Lamar: intervista a Ground’s Oranges

Totale è un video strano. Un caleidoscopio di immagini impazzite, che sembrano provenire dal subconscio di un regista fuori controllo. La logica associativa delle immagini è di difficile definizione: sì, c’è qualche sprazzo narrativo, ma perlopiù è l’armonia tra montaggio e musica a suggerire allo spettatore un fil rouge tra le cose che gli passano davanti agli occhi. Nel video di Colapesce, a fare da trait d’union fra un quadro e l’altro, c’è lo stesso cantautore, qui anche nelle vesti di co-sceneggiatore, se così si può dire, mentre accompagna i protagonisti del video tutto vestito di bianco, stilosissimo, con gli occhiali da sole da rapper navigato. Per saperne e capirne un po’ di più (o forse un po’ di meno) abbiamo deciso di sentire direttamente i Ground’s Oranges.

Videoclip Italia: Ciao Ground’s Oranges. Innanzittuto presentatevi: chi siete? Da dove venite? E soprattutto dove andate?
Zavvo Nicolosi: Ground’s Oranges nasce in provincia di Catania nel 2011 da un gruppo di amici che condividono la passione per il cinema e la musica. Il nome deriva dalla traduzione maccheronica del siciliano “aranci n’terra” che nella nostra zona è sinonimo di scarto o inutile, per sottolineare ironicamente l’importanza conferita a un lavoro artistico nella nostra terra. Negli anni la formazione ha subito diversi rimaneggiamenti e da circa 3 anni siamo stabilmente in 5: Io (Zavvo) e mio fratello Riccardo ne facciamo parte fin dall’inizio, successivamente sono arrivati Gnomo, Marco e Dimitri. Andiamo a bere regolarmente tutti insieme e siamo praticamente una famiglia. Abbiamo grandi sogni e vorremmo andare lontano ma per ora stiamo andando solo a fanculo.

VI: Come vi organizzate nei vari progetti, cioè come vi gestite: chi dirige, chi fa il dop, chi produce? Vi definireste come un “collettivo”?
ZN: Collettivo è forse un termine un po’ serioso. Siamo più simili all’Armata Brancaleone o a una ciurma di pirati. Io mi occupo della regia e del montaggio, in genere anche del soggetto del video. Gnomo fa il dop, la color correction e tutta la postproduzione. Marco è il nostro grafico e assistente alle regia, da una mano anche per gli storyboard. Dimitri si occupa della produzione, sia prima che durante le riprese, ed in generale è il migliore a relazionarsi col pubblico. Riccardo si occupa di tutto il comparto audio che va dalle registrazioni sul campo al comporre jingle o vere e proprie colonne sonore o canzoni. Ad esempio tutta l’operazione Cambogia è nata da una sua idea.

VI: Totale non è il primo video che girate con Colapesce. Cosa vi lega a questo artista? E com’è stato lavorare con lui questa volta? Ho letto che ha collaborato alla stesura del soggetto: è stato così anche per gli altri lavori?
ZN: Noi e Lorenzo siamo coetanei e abbiamo più o meno lo stesso background culturale, abbiamo vissuto le stesse mode, i nostri gusti e modo di pensare sono molto simili, accomunati anche da quel modo di fare un po’ ribelle ma anche indolente che è tipico degli isolani, e soprattutto siamo tutti dei perfezionisti. Ci conosciamo da anni ormai da poco prima dell’uscita di Egomostro e per i motivi prima elencati ci siamo trovati subito bene a lavorare assieme, per cui è stato facile pensare ad un soggetto condiviso fin dal principio. Lui ha la massima fiducia in noi e viceversa ed è così che si da il meglio.

VI: Come vi è venuto in mente di mettere in scena tutto il ciclo della vita? In che modo vi ha influenzato la musica e le lyrics? Cercate sempre di collaborare con il cantante in fase di scrittura?
ZN: Molto spesso gli artisti che ci contattano ci danno carta bianca per quel che riguarda il soggetto senza intervenire, e fortunatamente nella maggior parte dei casi le idee che proponiamo vengono subito accettate. Ci sono stati anche casi opposti con diverse limitazioni e influenzamenti da parte del cantante di turno con risultati sbilenchi. Nel caso di Colapesce invece si può parlare di sinergia produttiva perché essendo sulla stessa lunghezza d’onda viene tutto più semplice. Per Totale siamo partiti dal significato intrinseco del termine e dal testo. Cosa c’è di più totale della vita stessa? Volevamo realizzare qualcosa che comprendesse le diverse esperienze che si possono sperimentare nel corso della vita, da quelle più banali a quelle più assurde. Dalla nascita alla morte con tutto quello che può succedere in mezzo.

 

Un’immagine dal set.

 

VI: Come avete girato questo video?
ZN: Abbiamo una Kinefinity Terra 6K, una macchina cinese di recente uscita. Acquistarla è stata una follia perché nessuna la conosceva ma Gnomo, nostro direttore della fotografia e sommo conoscitore di qualsiasi tipo di tecnologia, ci ha visto lungo ed è risultata un’ottima spesa.
Gnomo: Abbiamo usato un DJI Ronin M e come ottiche Sigma Art 50mm 1.4 , Canon 28mm 1.8, Canon 70-200mm 2.8, Tokina 11-16mm 2.8. Svariati pannelli da 1296/600/97 led a seconda dell’occasione. Non abbiamo pannelli riflettenti così grandi da schiarire la carnagione di Colapesce, quindi non ne abbiamo usati (non è vero, mi seccavo ad usarli).

VI: Si notano un gran numero di location, ma anche un eccellente lavoro di art direction e styling; non dev’essere stato semplice…raccontateci un po’ le riprese
ZN: Invece è stato più semplice di molti altri video questa volta. Normalmente siamo costretti a condensare le riprese in 2 o massimo 3 giorni, mentre in questo caso abbiamo spalmato tutto il lavoro in una decina di giorni girando le diverse scene quando ci veniva meglio. Personalmente mi sono divertito un sacco durante le riprese, mi gaso quando ho a disposizione così tanto materiale per girare. Siamo riusciti a reperire soprattutto grazie a Lorenzo un gran numero di cose inimmaginabili con discreta facilità. Per quanto riguarda l’art direction e lo styling ci siamo affidati esclusivamente al nostro gusto personale senza consulenze esterne o chissà quali ragionamenti cervellotici dietro. Facciamo semplicemente quello che ci piace.

VI: Come mai avete scelto di girare in posti suggestivi, in vere e proprie opere di land art come Il labirinto di Arianna e la Piramide 38° Parallelo?
ZN: Conferivano un tocco pagano o se vogliamo esoterico al mood del video. La sicilia è un posto magico, e il video è pieno di rimandi religiosi o sovrannaturali. In fine il labirinto di Arianna è a tutti gli effetti una enorme fica gigante con un forte connotato sessuale ma anche legato al simbolo della nascita.

VI: Quali sono state invece le principali fonti d’ispirazione/referenze visive?
ZN: C’è un po’ di tutto, è un video sospeso tra l’immaginario siciliano e americano, un ponte che va da Franco e Ciccio ai video di Kendrick Lamar, ma anche rimandi ai maestri della fotografia e all’iconografia religiosa e tanta ironia soprattutto sui rapper. C’è perfino qualche piccolo riferimento a fatti di cronaca. Qualcuno ha tirato in ballo Lynch, ma non era nelle nostre intenzioni, è soltanto perché se ti capita di vedere qualcosa e non ci capisci un cazzo alla fine hai la stessa sensazione di aver visto un film di Lynch (ride).

VI: Visto che hai tirato in ballo Lynch, ti chiedo quali sono i tuoi registi (ma anche artisti in generale) preferiti?
ZN: Spielberg, Zemeckis, Landis, Scorsese, Coppola, Tarantino, Fellini, Wes Anderson, Wong Kar Wai, Godard, Paul Thomas Anderson, Spike Jonze. Ma la lista potrebbe non finire mai. Sono per i film d’intrattenimento ma fatti come dio comanda, i classici come Ritorno al futuro o Indiana Jones. Non ne fanno più film così.

VI: Video preferito/i?
ZN: Ne ho così tanti che mi è impossibile rispondere. Perciò ti dico Che Fico di Pippo Franco, penso piacerebbe pure a Gavras.

VI: Quanto è difficile affermarsi come registi di clip in una regione come la Sicilia, un po’ fuori dai cosiddetti giri che contano, ovvero Milano e Roma?
ZN: Molto difficile, infatti non siamo affermati. Vorremmo emigrare per fare video brutti a gente che ha più soldi e zero gusto. Stiamo cercando di far si che possa succedere.

VI: Pensate di restare in Italia o vorreste magari fare direttamente un salto all’estero? Non è che qui in Italia il videoclip sia considerato granché.
ZN: Emigrare fa parte della cultura della nostra terra. Da sempre i siciliani hanno dovuto cercare fortuna altrove. Siamo la versione 2.0 dei nostri nonni partiti per lavorare in qualche fabbrica o gelateria in Germania o Australia. Personalmente emigrerei in Giappone, è un posto stupendo, assurdo e pieno di soldi. Non è un caso che tutti i brand stiano girando i loro spot li.

VI: Vivendola dal di dentro, che idea vi siete fatti della videomusica italiana?
ZN: Il panorama dei videoclip italiani non ci piace affatto. C’è un abuso della parola genio. Vengono spacciate per novità tendenze di almeno 5 anni fa, per non parlare della quantità di video copiati spudoratamente da video strafamosi esteri. Basta dare una semplice occhiata a Vimeo per rendersene conto. Invece la Spagna negli ultimi 10 anni ha prodotto le cose migliori in questo campo e ha anche influenzato pesantemente il modo di concepire i videoclip, dai CANADA in poi nulla è stato più lo stesso.

VI: Quali sono i vostri progetti futuri?
ZN: Abbiamo diversi video in lavorazione, alcuni dei quali spero che avranno un certo impatto. Vorremmo che uno di questi finisse su Studio Aperto con un servizio che parla di noi in maniera indignata. In genere siamo bravi a far incazzare la gente. Perciò nel nostro futuro vedo tanta gente incazzata con noi.