La Top 20 del 2016 (posizioni 10-1)

Anche il 2016 è stato un anno di grande videomusica. Per quanto la sensazione sia di un generale abbassamento del livello medio – alcune formule sono ormai del tutto sature e il cattivo gusto, come sempre, non manca – possiamo tranquillamente ritenerci soddisfatti per aver visto qualche clip da consegnare alla storia del genere. I migliori lavori li trovate qui sotto. Secondo voi ne manca qualcuno?

#10
Princess Chelsea – It’s all OK. Dir. Simon Ward
In questo video per l’artista neozelandese Chelsea Nikkel, Simon Ward fonde un’animazione a là The Sims con riprese anonime (tanto che potrebbe trattarsi di stock footage) del distretto finanziario di Auckalnd. L’effetto è straniante ed espressivo: disagio.

#9
The Blaze – Virile. Dir. The Blaze
Una specie di abbraccio audiovisivo avvolge lo spettatore in questo video dei The Blaze. La traccia è contenuta nella compilation Homieland vol.2 della Bromance Records e di bromance – o forse qualcosa in più – parla. Un quadro intimo, quotidiano, semplice. Una rappresentazione della felicità originale, lontana dagli stereotipi pubblicitari, genuina come raramente si vede.

#8
Dj Shadow feat. Nils Fram – Bergschrund. Dir. Matt Devine
Una lezione su come si fa un videoclip. Quando vedo questo video penso ad un pitch vinto a mani basse. L’idea di Matt Devine è tanto essenziale quanto forte.

#7
Metronomy – Old Skool. Dir. Dawn Shadforth
Con tutta probabilità il video meglio recitato (Sharon Horgan e Ben Crompton sugli scudi) e con la migliore direzione artistica dell’anno. Dawn Shadforth ci riporta indietro nei sobborghi inglesi degli anni Settanta, tra una nevrosi e l’altra ci troviamo di fronte ad un mondo alienato sul punto di implodere. Una festa in casa si trasforma lentamente in una danza sfrenata e selvaggia, mentre Shadforht somma dettagli mano a mano più ansiogeni.

#6
Bonobo – Kerala. Dir. Bison
Bison la tocca piano mettendo in scena niente meno che l’Ascensione. Il montaggio, fatto di rapidi tagli ripetitivi, da un lato si sposa perfettamente col ritmo ossessivo della canzone e dall’altro veicola la tensione narrativa. Grazie a questa trovata, il video inoltre si trasforma ben presto in una caccia al dettaglio che spinge lo spettatore alla visione ripetuta.

#5
Katie Melua – Perfect World. Dir.Karni & Saul
Diabete alert: per la dolcissima melodia cantata a fil di voce da Katie Melua, Karni&Saul devono aver ben pensato che non ci fosse migliore adattamento che con questa animazione fatta a partire da pupazzetti di zucchero. Se non vi piace questo video, non avete un cuore.

#4
Hinds – Warts. Dir. Pedro Martin Calero
Alla seconda collaborazione con le Hinds, Martin Calero raggiunge una ancora maggiore perfezione formale. E non ci pare vero: già ci stropicciavamo gli occhi davanti a Territorie e Garden. Davanti a questo Warts cosa possiamo dire? Certo, temiamo un’ulteriore “canadizzazione” del nostro (del resto, la produzione è quella…), ma siamo sicuri del suo talento. Martin Calero ha degli occhi diversi: un’attenzione al dettaglio spasmodica e un senso della sintesi raro.

#3
Kanye West – Famous. Dir. Eli Linnetz
Una provocazione? Certo. Ma anche un concept granitico e liquido al tempo stesso nel suo messaggio. Esteticamente radicale – un video di dieci minuti, per la maggior parte in low quality – che poi forse è solo una posa arty. Statue di cera più reali del vero all’interno di un mock-leaked video che si chiude con un minuto e mezzo di inquadratura fissa sul sole. “Everybody is gonna say something”.

#2
Radiohead – Daydreaming. Dir. Paul Thomas Anderson
Una ricerca infinita e porte che si aprono in altri spazi, in altri tempi, in altre dimensioni (qualcuno ha detto INLAND EMPIRE?). Il sole irradia e brucia l’immagine, la consuma. Poi il finale epico sulla neve. Thom Yorke che trova riparo in una caverna e si posa accanto al fuoco. La storia dell’uomo.

#1
Jamie XX – Gosh. Dir. Romain Gavras
Romain Gavras ci parla dal futuro. Deposta l’ascia di guerra della provocazione, mette in scena un rituale di elevazione in questa incredibile città cinese che riproduce Parigi. Parigi, da dove poi provengono il protagonista – il nero albino Hassan Kone – e il regista. Una città fantasma, Tianducheng, doppiamente finzionale: dal punto di vista abitativo e dal punto di vista finanziario, speculazione che si convertirà presto o tardi in un’ulteriore bolla.

Centinaia di ragazzi ballano attorno al protagonista. Tutti coi capelli tinti di biondo, dall’alto sembrano formare un sole attorno all’eroe, pronto ad una sorta di innalzamento spirituale. Ma ad elevarsi è solo il drone sulla cui inquadratura si chiude il miglior video dell’anno, se non della decade. Staremo a vedere.